Carlo Goldoni
Il povero superbo

ATTO SECONDO

SCENA TREDICESIMA   Lisetta ed il Cavaliere

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SCENA TREDICESIMA

 

Lisetta ed il Cavaliere

 

LIS.

In verità, del mio padrone il genio

Molto allegro mi sembra, e in compagnia

Non può di lui regnar malinconia.

CAV.

Lisetta, a che ora suole

Pranzare il tuo padrone?

LIS.

Ei chiede in tavola

Tosto che è ritornato.

CAV.

(Dunque gli è ben che io abbia anticipato). (da sé)

LIS.

È forse del padrone

Commensale anche lei?

Questa cosa da ver la goderei.

CAV.

Da lui volea saper... Ma siete appunto

Opportuna, Lisetta,

Ad appagare il genio mio.

LIS.

Comandi.

CAV.

Quanto di dote alla sua figlia serba

Questo signor Pancrazio?

LIS.

Io non lo so;

Secondo l'occasione, io crederò.

CAV.

Mille ducati deve darli a me;

Ed allo sposo il pro,

Con un cinque per cento io pagherò.

LIS.

Ma ella vede ben... convien che tutta

La dote egli consegni in man di lui.

CAV.

Siamo intesi fra noi:

Gli fo distinta grazia

Tal somma ad impiegar con sicurezza.

LIS.

Trattandosi di dote,

Veder bisogna i fondamenti.

CAV.

Bene.

Già lo sposo è contento. Egli assicura

Su' suoi beni la dote,

E impedir non si dee ch'egli investisca

Mille ducati, e a me li favorisca.

LIS.

Se matrimonio tal succederà...

CAV.

Succederà, lo so, succederà.

LIS.

Se lo sposo vorrà mille ducati

Dare a voi...

CAV.

Li darà, sì, li darà.

 

 

 


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