Carlo Goldoni
Il prodigo

ATTO PRIMO

SCENA UNDICESIMA

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SCENA UNDICESIMA

 

Momolo e detti.

 

MOM. Servitor umilissimo de sti patroni. Siora Clarice, con tutto el cuor. Perché in piè? perché no se séntela?

CLAR. Sono stata seduta tanto in burchiello, che ne sono annoiata.

MOM. Eh via, che la se senta, che discorreremo un pochetto. (va a prender due sedie, una per Clarice e l'altra per lui)

CLAR. Sederemo tutti dunque. (a Momolo)

MOM. Sti signor m'immagino che i se vorrà devertir. Ale visto el zardin? (a Leandro ed Ottavio)

LEAN. Non ancora; ma lo vedremo.

MOM. Questa xe la vera ora de goderlo. No xe troppo sol, e po col sol el se gode più. Le vederà delle strade coverte, dei viali ombrosi che rende un fresco el più delizioso del mondo.

LEAN. Dopo pranzo lo goderemo, in compagnia colla signora Clarice.

OTT. Per verità, per quanto i viali sian freschi, a quest'ora non ho mai veduto che si vada a passeggiare in giardino.

MOM. Sale zogar al trucco?

OTT. Io sì, me ne diletto.

MOM. Via donca, che i vaga, che i zoga, che i se deverta.

LEAN. Al trucco io non ci so giocare.

MOM. Che i vaga in portego, che i se fazza dar un mazzo de carte, che i zoga quattro partide a picchetto.

LEAN. Signore, con sua buona grazia, prendo una sedia e per ora mi contento di restar qui. (prende una sedia e si pone a sedere)

OTT. Bene dunque, faremo qui la nostra conversazione. (fa lo stesso)

CLAR. La compagnia è il più bel divertimento della campagna.

MOM. (Za lo vedo. Soli no se avemo mai da trovar). (da sé)

OTT. Come si diverte il signor Momolo nella sua bella villeggiatura?

MOM. Per dir la verità, mi me deverto benissimo. Poche volte son solo. Vien sempre qualche amigo a trovarme. Co xe bon tempo, no passa zorno che no gh'abbia amici che me favorisse; qualche volta semo diese, dodese, e l'autunno vinticinque, trenta. Co no vien nissun, vago al caffè; se trovo galantomeni, i meno a disnar con mi, e co no gh'è altri, fazzo vegnir i contadini e le contadine. Ghe dago da magnar e da bever fina che i vol. Se fa dei zoghi, e mi per tutti. Tutte ste putte che se marida, le me invida mi per compare. Son solito a darghe trenta o quaranta ducati, acciò che le se marida più presto. Fazzo mi el disnar, la festa, le nozze e tutto quel che bisogna. In somma procuro de star alegro, me deverto; co son qua, son contento, e per stabilir e redopiar la mia contentezza, no me manca altro che una novizza.

LEAN. Vi manca una sposa, eh? Oh, è difficile che la troviate.

MOM. Perché, patrona? Perché xe difficile che la trova?

CLAR. Avete fatto di voi medesimo un ritratto troppo cattivo per ritrovarla.

MOM. Co sarò maridà, no farò miga cussì.

LEAN. Chi è prodigo per natura, difficilmente cambia costume.

OTT. Quando sarà ammogliato, non farà così.

CLAR. Vi piace troppo la conversazione.

OTT. Non farà così, quando sarà ammogliato.

MOM. No certo. Co me marido, scambio subito la maniera de viver, e devento tutto muggier.

CLAR. Quanti giovani hanno detto lo stesso! e colla moglie al fianco sono diventati peggiori.

MOM. Mi no farò cussì. Sarò colla muggier come un putelo da latte co la so mama.

LEAN. S'io fossi donna, non vi crederei certamente.

MOM. Caro sior zerman della siora zermana, no semo in sto caso, e ve prego de no ve scaldar el figà.

OTT. E s'io fossi una donna, non vorrei altro marito che il signor Momolo.

MOM. E ve protesto che ve chiamaressi contento. E ela, siora Clarice, no la dise gnente?

CLAR. Io son donna; non posso parlare come essi parlano.

MOM. La parla come donna; cossa ghe par? songio un omo tanto sprezzabile?

CLAR. Avete delle qualità che meritano tutta la stima e tutto l'amore; ma ne avete altresì di quelle che fanno torto al vostro merito personale.

MOM. Quale xele? Presto, che la le diga, che in sto momento ghe prometto da omo d'onor de spoggiarmene affatto, e de renderme degno della so grazia.

LEAN. Mia cugina non vi ha esibito ancora la grazia sua.

MOM. Caro sior cusina, faressi meggio de andar in portego.

OTT. Mia sorella è una donna che sa distinguer chi merita.

MOM. Bravo, sior fradello; vu un omo de garbo. Quanto che pagherave che fussi mio parente.

OTT. Questo potrebbe farsi col mezzo di mia sorella.

MOM. Ah? cossa disela? (a Clarice)

LEAN. Non è questo il tempo per simili ragionamenti.

MOM. Patron caro, mi no parlo con ela. (a Leandro)

CLAR. Dice bene mio cugino, voi parlate fuor di proposito.

MOM. La gh'ha rason, la compatissa. Delle volte se parla senza che la mente gh'abbia tempo de pensarghe suso. La bocca xe un istrumento del corpo, un organo che se lassa mover dal cuor, ma le parole che vien dal cuor le xe sempre le più sincere. Muemo discorso; la varda sto aneletto, sta quadriglia de brillantini: ghe piaselo? Cossa disela de sta chiarezza, de sta uguaglianza?

CLAR. L'anello è bellissimo. I brillanti sono eguali e perfetti.

MOM. Saravela una temerità, se la pregasse de permetterme che...

LEAN. Alle donne civili non si offeriscono de' regali.

MOM. E i omeni civili no rompe le tavarnelle ai galantomeni.

LEAN. Che son queste tavarnelle? (alzandosi)

MOM. A ela, patron, la ghe la spiega in volgar. (ad Ottavio)

OTT. Caro signor Leandro, voi siete troppo focoso. Siamo qui per godere la quiete, e non per alterarci di tutto.

LEAN. Sono in compagnia di mia cugina, e non ho da permettere che si offenda il di lei decoro.

CLAR. In quanto a questo poi, per sostenere il mio decoro non ho bisogno d'aiuti. (s'alzano tutti)

MOM. Bravissima.

LEAN. Bene, accomodatevi come volete. (in atto di partire)

MOM. (El va). (da sé)

CLAR. Stimo la vostra amicizia, ma non per questo...

LEAN. È inutile che diciate di più. (parte sdegnato)

MOM. (El xe andà). (da sé)

OTT. Quant'era meglio, che non si fosse condotto codesto pazzo! (a Clarice)

MOM. (Se andasse via anca st'altro, el me farave servizio). (da sé)

CLAR. (Non ho mai scoperto ch'egli avesse dell'inclinazione per me). (ad Ottavio)

MOM. Caro sior Ottavio, me despiaseria che per gnente se avesse da romper l'allegria, la conversazion.

OTT. Eh, non è niente, non gli badate.

MOM. La me fazza un servizio, sior Ottavio; la vaga a trovarlo, la lo quieta, la ghe diga da parte mia che, se l'ho offeso, son pronto a domandarghe scusa.

OTT. Ora, ora, in due parole lo accheto. (in atto di partire)

CLAR. No, è troppo presto; trattenetevi.

MOM. Sì, subito, fin che el ferro xe caldo; la prego, no la perda tempo. (ad Ottavio)

OTT. Subito, in un momento. (parte)

 

 

 


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