Carlo Goldoni
Il prodigo

ATTO PRIMO

SCENA QUATTORDICESIMA

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SCENA QUATTORDICESIMA

 

Momolo, poi il Dottore

 

MOM. Ho capio, la xe una donna prudente. No la vuol regali, se le cosse no xe messe a segno. Lo tegnirò in deposito. El xe per ella, el xe cossa soa. Presto, che me destriga de sto palazzista. Co vedo sta zente, me vien la freve. Chi è de ? Sior Dottor, che la vegna avanti.

DOTT. Signor Momolo, la riverisco.

MOM. Coss'è, sior Dottor, che novità gh'avemio della nostra causa?

DOTT. La novità più bella in tal proposito si è, che oggi è la giornata in cui si deve decidere, e V.S. se la gode in villa, senza prendersi cura de' suoi interessi.

MOM. La mia causa xe ben raccomandada ai mii defensori, e no me par che ghe sia bisogno de mi. De ste cosse no me n'intendo; lasso far, me remetto a chi sa. Se l'andarà ben, sarà meggio per mi; se l'andarà mal, averò sparagnà el desgusto de esser presente a una seccatura.

DOTT. Stimo infinitamente l'indifferenza con cui V.S. se la passa in una causa di tanta conseguenza.

MOM. Cossa voleu che fazza? Xe tre anni che va drio sto negozio. Xe tre anni che la mia roba al Dolo xe sequestrada; se la perdo, me despiaserà manco, perché xe tre anni che no la godo; e se vadagno, i se appellerà, e tant'e tanto per adesso no posso sperar d'aver gnente.

DOTT. Questa mattina si deve trattar la causa.

MOM. Stamattina se tratta la causa, e vu che el sollicitador più informà de tutti, impiantè i mii interessi per vegnirme a rimproverar?

DOTT. La causa si tratta al tardi, all'ora di Rialto, e sarò a tempo di esservi.

MOM. Via donca, tornè a Venezia, e lasseme goder in pase sto pochetto de ben.

DOTT. Sono venuto per una cosa che preme.

MOM. Ghe vol bezzi? Se ghe vol bezzi, no ghe n'ho gnanca un.

DOTT. Ieri sera si è fatto l'ultimo consulto cogli avvocati, e sempre più si scopre la causa pericolosa.

MOM. Se perderala? pazenzia. Za ve l'ho dito, che son parecchià.

DOTT. Se si venisse a un aggiustamento, non sarebbe meglio per voi?

MOM. ! giustemose pur. Demoghe quel che i vol; meggio ferii che morti.

DOTT. Io spero che faremo un aggiustamento assai avvantaggioso per voi.

MOM. Tanto meggio. Via da bravo, saverò le mie obbligazion.

DOTT. Dopo il nostro consulto, mi trovai ieri sera coll'avvocato della parte avversaria, e capisco che anch'egli teme dell'esito, e non sarà difficile l'accomodarsi.

MOM. Oh, che bella cossa che la saria, che se comodessimo, che tornasse i ossi a so segno, che i campi del Dolo fusse liberai dal sequestro, e che scuodesse l'intrada, e che se fasse presto!

DOTT. Io spero molto, e spero di accomodarla un poco.

MOM. Bravo, un omo de garbo. Vederè, se sarò galantomo.

DOTT. Sarebbe necessario che voi veniste meco a Venezia.

MOM. Caro compare, ancuo gh'ho un impegno. Me raccomando a vu, me rimetto in vu, andè a Venezia e fe vu.

DOTT. Mi date la facoltà di trattare e di concludere?

MOM. Sì, caro vecchio; fe vu.

DOTT. Vado a Venezia subito, e questa sera verrò a ritrovarvi colla risposta.

MOM. Bravo. Ve aspetto. Speremio ben?

DOTT. Io spero benissimo.

MOM. Libereremio el sequestro?

DOTT. Io lo credo sicuramente.

MOM. Saroggio patron dei campi?

DOTT. Quasi quasi ve lo prometto.

MOM. Me consolè, me fe tornar dies'anni più zovene. Sieu benedetto. Porteve ben. Me despiase che no gh'ho adosso cento zecchini, che ve li vorave donar.

DOTT. Sfortuna mia veramente, ma non importa, son certo della sua riconoscenza.

MOM. Savè chi son; no vardo bezzi, no vardo roba. Poverazzo! vegnù a posta per avvisarme!

DOTT. Certo, e ho lasciato tutti i miei affari.

MOM. M'avè trovà in cattiva occasion. Ma aspettè, no vôi che partì scontento. Tolè sto anello; godelo per amor mio. (vuol dargli l'anello che ha esibito a Clarice)

DOTT. Oh, non permetterò mai...

MOM. Tolelo, ve digo. Quando esebisso, esebisso de cuor.

DOTT. Lo prenderò, per non ricusar le sue grazie.

MOM. E stassera porteme la nova.

DOTT. Questa sera.

MOM. E sora tutto, che liberemo el sequestro.

DOTT. Sarà liberato.

MOM. Disponè de cento zecchini.

DOTT. Obbligatissimo. (Questi sono clienti che meritano di esser serviti. Voglia il cielo, che riesca bene. Ma lo spero con fondamento). (parte)

 

 

 


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