Carlo Goldoni
Il prodigo

ATTO SECONDO

SCENA TERZA

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SCENA TERZA

 

Colombina sola.

 

COL. A questo prezzo sarei sicura non aver niente, ma in difetto dell'amore ho un poco di arte, che mi aiuta nelle occorrenze. Il caro fattore va sempre più assassinando il padrone, e per quanto mi dica volermi bene, e per quanti regali mi faccia, conosco esser egli un uomo di cuor cattivo, che un giorno mi potrebbe far sospirare. Il padrone mi fa pietà, e certamente dovrei avvisarlo di quel che passa, e liberarlo dalle mani di un ladro, ma egli è un capo sventato, che niente mi abbaderebbe, e però... e però brava, signora Colombina, si tien mano al furbo per rovinarlo. Ci ho del rimorso, per dire il vero. Davvero davvero voglio vedere, se mi riesce di fare un'azione eroica. Vuò trasportare il grano da un luogo all'altro, come ha ordinato il fattore, ma le chiavi le voglio tenere presso di me, e un giorno poi scoprire al padrone... Ma che profitto ne averò io per questo? Oh bella! Le buone azioni non si devono far per profitto. Dunque... son tanto poco avvezza a far del bene senza interesse che non so trovare la via. Basta; il fattore assolutamente non ha questa volta da guadagnaresporcamente sulla dabbenaggine del padrone; e quando mai il signor Momolo avesse a perdere il grano, in quel caso mi consiglierò con chi sa, per vedere se potessi onoratamente profittar io di quel terzo, che si vuol mangiar il fattore.

 

 

 


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