Carlo Goldoni
Il prodigo

ATTO SECONDO

SCENA QUINTA

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SCENA QUINTA

 

Camera.

 

Clarice ed Ottavio

 

CLAR. Che ne dite, fratello, di questa bellissima novità? Chi mai creduto avrebbe, che il signor Leandro avesse della passione per me?

OTT. La frequenza con cui veniva in casa vostra, vivente ancora mio cognato, faceva sospettar qualcheduno, che egli lo facesse per amor vostro.

CLAR. Io l'ho sempre creduto un amico di mio marito.

OTT. Cara sorella, chi pratica in una casa, dove vi sia un marito vecchio e una moglie giovine, è difficile che voglia essere più amico dell'uomo, che della donna.

CLAR. Se avessi potuto ciò immaginarmi, non l'avrei sofferto da maritata, e molto meno da vedova.

OTT. Perché? non ha egli sempre trattato con civiltà?

CLAR. Sì, è vero, ma in lui ritrovo un non so che di antipatico, che mi disgusta. L'ho sofferto sinora in qualità di amico, ma non lo soffrirei come amante.

OTT. Non so che dire; voi altre donne avete delle stravaganze curiose. Egli è un uomo di garbo, civile, polito, di buone fortune; serve con una attenzione e con una pazienza mirabile; che diamine vorreste di più?

CLAR. Per me stimo più infinitamente il signor Momolo del signor Leandro.

OTT. Eppure avete fatto finora più finezze al signor Leandro che al signor Momolo.

CLAR. Mi dispiace bene che il signor Leandro abbia forse ricevute in altro senso, che d'amicizia, le mie finezze, e che ora voglia annoiarmi con delle pretensioni ridicole.

OTT. Sta in vostra mano il disingannarlo.

CLAR. Sì, certamente; ho già pensato il modo di farlo.

OTT. Gli si dice liberamente...

CLAR. Non voglio entrare con lui in un ragionamento serio su tal proposito, ma gli farò comprendere che non ho amore per lui, e che invano perderebbe meco il suo tempo. Principierò fin da ora ad illuminarlo, facendo delle finezze al signor Momolo, e se egli ardirà di correggermi o di motteggiarmi, gli risponderò in modo che non averà più coraggio di farlo.

OTT. Mi piace la bella invenzion del rimedio, e si conosce da questo, che principiate a sentire della passione per il signor Momolo.

CLAR. Mi pare ch'egli la meriti; ma non per questo vorrò ciecamente avventurarmi al pericolo di dovermi pentire. Che cosa avete voi potuto raccogliere dello stato de' suoi interessi?

OTT. Ho sentito parlarne diversamente. Chi lo fa povero, chi lo fa ricco. Chi loda la sua generosità, chi lo condanna per prodigo. La verità si è, che sono stato in cucina ed ho veduto un apparecchio sontuoso. Senza danari non si fa certo.

CLAR. È vero. Ciò vuol dire che ha del danaro, ma che lo spende senza misura. Oggi verrà qui a favorirmi una di lui sorella, che ho veduta qualche volta in Venezia; so ch'è una donna di garbo, e voglio confidarmi con lei...

OTT. Ecco il signor Leandro.

CLAR. Farebbe pur bene ad andarsene. Io certo non lascierò di dargliene eccitamento.

OTT. Oibò, non facciamo scene; usate prudenza; s'ei se ne andasse senza di noi...

CLAR. Che gran male sarebbe questo?

OTT. Io non lo permetterò certamente.

 


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