Carlo Goldoni
Il prodigo

ATTO SECONDO

SCENA SESTA

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SCENA SESTA

 

Leandro e detti.

 

LEAN. È permesso avanzarmi?

OTT. Caro amico, è superfluo che lo domandiate.

LEAN. Non vorrei interrompere il vostro ragionamento.

CLAR. Infatti si trattava qui fra di noi di un domestico affare.

LEAN. Partirò dunque...

OTT. No, no, restate, che il discorso nostro era già finito.

LEAN. Pare che la signora Clarice non mi veda più di buon occhio.

OTT. V'ingannate. Mia sorella ha per voi quella stima che meritate.

LEAN. Che voi lo diciate, è un effetto di gentilezza; ma ella non sarà in istato di confermarlo.

CLAR. Sarebbe una bella virtù la vostra, se arrivasse a conoscerefacilmente l'interno delle persone.

LEAN. Dai segni esterni si conosce l'interno.

CLAR. Quali sono quei segni, che in me vi par di vedere contrari alla vostra buona intenzione?

LEAN. Altre volte, signora, quand'io aveva l'onore di presentarmi a voi, i vostri occhi mi guardavano più dolcemente.

CLAR. Non sapeva che gli occhi miei fossero diventati amari.

LEAN. Deridetemi, che ben lo merito.

OTT. Non vi piccate per questo; caro amico, sapete che le donne sono qualche volta bizzarre.

LEAN. Dello spirito della signora Clarice sono assai bene informato, e so di certo ch'ella non suole parlare a caso.

CLAR. A caso parlano i bambini e gli stolidi, io non credo di essere né l'uno, né l'altro.

LEAN. Appunto perché non siete né stolida, né bambina...

OTT. Orsù, tronchiamo questo discorso. Avete veduto il signor Momolo? Vi siete pacificati? (a Leandro)

LEAN. Ve l'ho detto, e ve lo ridico: è superfluo gettar le parole con quello sciocco.

CLAR. Signor Leandro, vi avanzate un poco troppo, strapazzando un uomo civile.

LEAN. Perdoni, signora, non mi ricordavo ch'ei fosse sotto la di lei protezione.

CLAR. Io non sono in grado di protegger nessuno, e potevate risparmiare di dirmi un'impertinenza.

OTT. Gran cosa che tutto vi abbia da dar fastidio! Non vedete ch'egli scherza?

CLAR. Almeno la convenienza vorrebbe che, stando in casa di un galantuomo a mangiare e bevere e divertirsi, non gli si perdesse il rispetto.

LEAN. Anche questo rimprovero lo capisco. Leverò l'incomodo al signor Momolo, e la noia alla signora Clarice.

CLAR. (Sarei pur contenta, s'ei lo facesse). (da sé)

OTT. Via, domani ce ne anderemo, ma per oggi viviamo in pace, se mai si può. Ecco il signor Momolo. Vi prego in cortesia, conteniamoci con prudenza; già non ha da durar che poche ore.

CLAR. (Per far dispetto a Leandro, vo' far finezze a quell'altro) (da sé)

 

 

 


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