Carlo Goldoni
Il prodigo

ATTO SECONDO

SCENA DECIMA

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SCENA DECIMA

 

Camera

 

Clarice e Leandro

 

LEAN. Il proverbio non falla; le donne si sogliono attaccare al peggio.

CLAR. Potrebbe in me verificarsi il proverbio, se mi avessi attaccato al signor Leandro.

LEAN. Signora, questa è un espressione un poco troppo avanzata.

CLAR. Non è avanzata niente meno della vostra.

LEAN. Se parlo così rispetto al signor Momolo, non dico che la verità.

CLAR. Potete parlar di lui senza interessarvi la mia persona.

LEAN. Siete voi persuasa ch'egli non meriti la grazia vostra?

CLAR. Non è necessario che voi lo sappiate.

LEAN. Da quando in qua, signora Clarice, avete appreso a trattarmibruscamente?

CLAR. Dal momento in cui ho scoperto il vostro carattere.

LEAN. Che mai avete in me scoperto di mal costume, che vaglia a meritarmi i vostri disprezzi?

CLAR. Un cuor doppio, una simulazione insidiosa, una falsa amicizia.

LEAN. V'ingannate, signora; ho sempre avuto per voi della stima, e dirovvi ancor dell'amore.

CLAR. Conosco che non lo dite senza arrossire.

LEAN. Ho da vergognarmi, se vi amo?

CLAR. Sì, avete da vergognarvi di aver concepita questa passione, vivente ancor mio marito. Col manto della parentela e dell'amicizia avete coltivato un affetto, reo in allora che non vi era lecito di coltivarlo.

LEAN. Voi non sapete come io pensassi nei tempi dei vostri legami. Dir non potete, che siami avanzato mai a parole, che offendessero la vostra delicatezza e la mia pontualità. Ora che siete libera, posso dire che vi amo, e l'amor mio può reputarsi innocente.

CLAR. Non può vantare innocenza una passione concepita con reità, e resa lecita per accidente.

LEAN. Che argomentar sofistico! che sottigliezze insolite, stravaganti!

CLAR. Le donne sono stravaganti per ordinario, non è maraviglia che tale io comparisca ai vostri occhi.

LEAN. Vi ho sempre conosciuto assai ragionevole. Confessate che un nuovo amore vi rende ogni altro oggetto spiacevole.

CLAR. Ciò non mi sentirete mai confessare.

LEAN. Ma senza che lo confessiate, si vede.

CLAR. Potreste anche ingannarvi.

LEAN. Dunque il signor Momolo voi non l'amate.

CLAR. Con qual fondamento ne ricavate una simile conseguenza?

LEAN. Giusto cielo! l'amate, o non l'amate?

CLAR. Non è necessario che a voi lo dica.

LEAN. Ditemi almeno, se posso da voi sperare corrispondenza.

CLAR. Sì, corrispondenza perfetta.

LEAN. In amore, m'intendo.

CLAR. No; in nascondervi i miei pensieri, qual voi me li nascondeste finora.

LEAN. Intendo, voi vi lagnate, perché non vi abbia prima di adesso scoperto il mio fuoco.

CLAR. Anzi mi lagno, perché ora me lo avete scoperto.

LEAN. Non vi capisco, signora.

CLAR. Né mai mi capirete più di così.

LEAN. Parmi per altro d'indovinare quel che chiudete nel cuore.

CLAR. Potrebbe darsi: non ho l'arte che avete voi per nascondere i miei pensieri.

LEAN. Voi vi prendete spasso di me.

CLAR. Sbagliate; con voi non ho cuore di divertirmi.

LEAN. Potrebbe darsi che voi mi amaste, e che mi voleste tener sulla corda.

CLAR. Sempre più lontano dal vero.

LEAN. Dunque mi odiate.

CLAR. Nemmeno.

LEAN. Avete per me dell'indifferenza?

CLAR. Ora principiate ad indovinare.

LEAN. Per causa del signor Momolo.

CLAR. Non è vero.

LEAN. Per mio destino adunque.

CLAR. Potrebbe darsi.

LEAN. Eh, che il destino in simili circostanze si forma dalle nostre inclinazioni soltanto. Se voi avete della indifferenza per me, sarà o perché l'animo vostro è preoccupato da altri o perché in me non ritrovate un merito che vi appaghi. Il destino sovente è il mezzo termine de' malcontenti, la scusa degl'ingrati.

CLAR. Sia qual esser si voglia, non verrò a disputare con voi sulla realità del destino. Se non vi amo, è chiaro segno che non mi sento inclinata ad amarvi; se questa mia inclinazione contraria non è destino, sarà qualche cosa di equivalente.

LEAN. Sarà un'ingratitudine manifesta.

CLAR. Sarà tutto quello che voi volete.

LEAN. Per me dunque non vi è speranza.

CLAR. Vi potrebbe essere, ma senza frutto.

LEAN. E pure, ad onta di tutto questo, e a fronte delle vostre medesime dichiarazioni, mi voglio ancor lusingare. Vuò resistere sin ch'io posso. Non vuò staccarmi da voi; non voglio cedere vilmente il campo; e se la mia sofferenza non arriverà a guadagnarmi la grazia vostra, almeno la mia fedeltà, la mia costanza in amarvi, servirà di rimorso alla vostra ingratitudine, e forse di pentimento alla scelta, che voi sarete per fare. I confronti o tardi o presto fanno conoscere la verità: determinatevi per chi volete, non troverete il più discreto, il più sincero, il più rispettoso amante di me. (parte)

 

 

 


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