Carlo Goldoni
Il prodigo

ATTO SECONDO

SCENA DICIOTTESIMA

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SCENA DICIOTTESIMA

 

Colombina, poi Celio

 

COL. A me un anello di diamanti? Per qual motivo? Ma che sia di diamanti? Ho paura di no, saranno vetri che se fosse di diamanti, non me lo avrebbe donato.

CEL. È qui ancora mia moglie? (a Colombina)

COL. Sì, signore. Va ora a tavola col padrone.

CEL. Senza dirmi niente?

COL. Ha mandato ora il servitore a casa per avvisare vossignoria.

CEL. Perché restar qui? Perché non venire a casa? Questa novità non mi piace, e non la voglio assolutamente.

COL. Favorisca, signore. Se ne intende vossignoria di diamanti?

CEL. Me ne intendo. Vi è qualche cosa da vendere?

COL. Favorisca dirmi, se le pietre di quest'anello sono pietre buone. ( l'anello in mano a Celio)

CEL. Sì, sono buonissime. (L'anello di mia moglie?) (da sé) Chi ha dato a voi quest'anello?

COL. Me l'ha donato or ora il padrone.

CEL. Quest'anello è mio: dite a quel pazzo, che vi doni la roba sua. (parte portandosi via l'anello)

COL. Lo voleva dire io, che non ne ero degna. Sia maledetto quando gliel'ho fatto vedere. (parte)



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