Carlo Goldoni
Il prodigo

ATTO TERZO

SCENA QUINTA

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SCENA QUINTA

 

Clarice, Ottavio e Momolo

 

CLAR. (S'inganna, se crede la mia dichiarazione sincera. Spesse volte succede, che noi donne usiamo delle finezze a chi non le merita, per far dispetto ad un altro). (da sé)

MOM. (Son fora de mi; no gh'ho più coraggio de averzer bocca). (da sé)

OTT. (Povero signor Momolo, mi fa compassione). (da sé) Compatitemi, sorella, siete un po' troppo ingrata con chi vi usa delle finezze.

CLAR. Le finezze del signor Momolo mi costerebbero troppo care, se continuassi a soffrirle. Che volete che dica il mondo di me, s'egli fa cose da pazzo a riguardo mio, che lo mettono al precipizio e alla derisione? Una festa da ballo? una cena? Paghi i suoi debiti, che sarà meglio. Mi offre un anello? in faccia mia, per vendicarsi del mio rifiuto, lo sacrifica ad una serva? Meglio era non lo levasse dal dito della sorella, per ostentare imprudentemente con me la sua vergognosa prodigalità. Finezze simili si offeriscono a donne vili, non a quelle del mio carattere. L'onestà, il buon costume, la sincerità, l'amore sono i mezzi per vincere il cuore di una femmina onesta. Il signor Momolo è indegno della mia stima, e tutti i momenti che seco io resto, sono tanti rimorsi alla delicatezza dell'onor mio. (parte)

 

 

 


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