Carlo Goldoni
Il prodigo

ATTO TERZO

SCENA SEDICESIMA

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SCENA SEDICESIMA

 

Beatrice, Clarice, poi un Servitore

 

CLAR. Ammiro il vostro amore, ma ancora più la vostra condotta. In verità siete una donna di un talento e di uno spirito sorprendente.

BEAT. Io non so niente; ma è l'amore che mi consiglia. Chi è di ?

SERV. Comandi.

BEAT. Dite al padrone che venga qui.

SERV. Non so che cos'abbia, signora. Passeggia solo, batte i piedi per terra, guarda il cielo, e pare che pianga.

BEAT. Cercatelo subito, e ditegli che venga da me, che mi preme.

SERV. Sarà servita. (parte)

BEAT. Sentite in che stato di afflizione si trova? Non merita compassione?

CLAR. Può anch'essere ch'egli si affligga, temendo di non poter più menare la vita solita.

BEAT. Perché volete pensarmale di lui? Compatitemi, siete troppo indiscreta.

CLAR. Credetemi, ch'io lo desidero quanto voi cambiato, e se temo, temo appunto perché... basta, non vuò dir altro.

BEAT. Ditelo, perché l'amate.

CLAR. Sì, non lo so negare.

BEAT. Che siate benedetta! Eccolo, ch'egli viene.

 

 

 


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