Carlo Goldoni
La pupilla

A SUA ECCELLENZA LA SIGNORA CORNELIA BARBARO GRITTI FRA LE ARCADI PASTORELLE ARISBE TARSENSE

L'AUTORE A CHI LEGGE

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L'AUTORE A CHI LEGGE

 

Sonate a doppio, che il decimo tomo è alla fin fine compito, ed eccolo bell'e lesto, dopo tre anni in circa che si aspettava alla luce, onde escirà il bambino allattato e nutrito bene, coi denti in bocca, e saprà dire la Santa Croce. Qual filastrocca di scuse vi aspettate voi, Leggitori, dall'Autore, dal Libraio, dai Stampatori? Questi ultimi non ne hanno la menoma colpa, anzi hanno speso parecchi baiocchi in lettere per stimolare il Poeta, e l'hanno regalato di una quantità di fogli, che ricevevano da più parti di persone, che questo Decimo Tomo aspettando, tiravano giù alla peggio, come se l'avessero effettivamente pagato.

Io per altro ho sempre confessato ragionevole il piatire degli Associati, quantunque non caricati di anticipato esborso, poiché la mancanza del Decimo Tomo dall'Autore promesso, rende imperfetta l'opera, quantunque ogni Tomo, anzi ogni Commedia, possa star da sé sola; e alcuni, che aspettano a legar i libri terminata che sia l'Edizione, ponno temere che la polvere e le tignuole consunti abbiano i nove Tomi, pria di vedere compito il decimo. Ma se la colpa è mia solamente, che addurrò in mia discolpa? Dirò forse aver lungo tempo impiegato nella correzione delle Commedie? Non mi verrà certamente menata buona, poiché si vedranno pur troppo in queste cinque Commedie i difetti soliti delle altre mie, e quello che non mi riesce di fare a un primo tratto di penna, difficilmente so migliorare col tempo; e poi questo tempo quando l'ho io in mio potere? In tre anni che il mondo aspetta questo Decimo Tomo, quante Commedie nuove credete Voi, Leggitori, ch'io abbia scritte? Ventiquattro sono elleno fino al presente giorno, e sedici Drammi Buffi per musica. Due anni or sono, ebbi una malattia di parecchi mesi, e questa mi ha sconcertato moltissimo. Molti piccioli viaggi ho dovuto intraprendere in questo tempo, ho la Famiglia da governare, e quantunque dal mio matrimonio non abbia avuto Figliuoli, due me ne ha regalati il Signor Tenente mio Fratello, un maschio ed una femmina, verso i quali l'amor di sangue, e l'onestà, e gli umani rispetti mi costringono a far le veci di Padre. Ho tutte le un carteggio di lettere voluminoso, pesante. Vuole il rispetto, la gratitudine, l'amicizia, che mi renda visibile ai Protettori, agli Amici, e vuole poi la natura umana la discrezione, e la salute medesima, che qualche fiata io pensi a sollevare lo spirito con qualche piacevole passatempo. Ecco tutto quello ch'io posso dire per mia scusa, e per ottenere un generoso perdono. Se questo lo dovessi chiedere al pubblico, difficilmente mi lusingherei di ottenerlo, ma chiedendolo ai miei Associati, lo chiedo ad amici, che non me lo sapranno negare. Con quelli che non sono associati miei, ma di altre Edizioni, suppliranno per me i respettivi Editori, a' quali mi raccomando far note le mie umili scuse. Volgomi a tal fine al Signor Giuseppe Bettinelli, onoratissimo Libraio Veneziano all'insegna del Secolo delle Lettere. Egli fu il primo a pubblicar colle stampe le mie Commedie, e sarebbe stato l'unico per conto mio, se una congerie di fatti, pur troppo noti, non mi avesse condotto a portare altrove la mia Edizione. Ora, lodato il cielo, le mie Commedie esciranno da' torchi suoi secondo il mio desiderio, e potrà provvedere quei che le bramano, giacché della Edizione mia Fiorentina non me n'è rimasto verun esemplare. Anche il Signor Gavelli di Pesaro le darà complete, non potendo io così dire delle altre Edizioni.

Supplito, per quanto ho potuto, all'obbligo mio verso chi poteva essere disgustato di me, passo ora a dir qualche cosa della Commedia prima di questo Tomo e quarantesima sesta della Edizione presente. Per supplire al numero delle cinquanta promesse, alcuna ho dovuto crearne di nuova, non contento di certi soggetti che avevo abbozzati, e che mi pareano in istato di poter essere migliorati. Questa è una delle novissime per la sola Edizione composte. L'ho scritta in uno stile, e in un verso, che dubiterei assai venisse bene accolta dal Pubblico sulle scene, quantunque ad imitazione de' nostri antichi Poeti comici abbia voluto comporla. I tempi variano, e varia il gusto delle persone, e si raffinano le arti col tempo, e perciò vedesi alla giornata, che le cose antiche non hanno quell'accoglimento che ebbero ai giorni loro. Quei per altro che sanno distinguere il buono di tutti i tempi, conosceranno, in leggendo questa Commedia, quali tracce abbia avuto in animo di seguitare, niente per altro che per dare un'idea di quanto saprebbero fare i moderni sull'esempio degli altri, se qualche cosa di più non esigesse l'età presente. La semplicità dell'argomento, la scarsa fecondità dell'intreccio, lo stile, non dirò antico, ma nell'antica foggia trattato, la nudità dei caratteri, il verso sdrucciolo, sono qualità in oggi poco favorevoli alla Commedia, e un tempo state sarebbero necessarie. Della catastrofe, tanto famigliare agli antichi, e dello scioglimento di essa, ponno essere contenti i moderni ancora, ed io mi lusingo che se non sarà la presente Commedia felicemente rappresentata, possa essere pazientemente letta e sofferta, e non indegna affatto di questa nostra Edizione dal Mondo docile giudicata, tanto più, che se in tutt'altro ho cercato di seguitare gli antichi non li ho imitati nella poco modesta libertà di parlare, ma ho continuato in questa parte l'uso lodevole della riforma nostra.

 

 

 


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