Carlo Goldoni
La pupilla

ATTO TERZO

SCENA SETTIMA   Messer Luca, Caterina

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SCENA SETTIMA

 

Messer Luca, Caterina.

 

LUCA

Ecco la gioia mia, la mia più tenera

Parte del cor.

CAT.

(Apriti, terra, e ingoiami,

Sicché sfugga il rossor di mirar torbidi

Gli occhi per me del mio tutore).

LUCA

Ah mirami.

Caterina, idol mio; non esser timida

Soverchiamente con chi t'ama. Un termine

Diasi al rispetto, e dove finiscono

Gli affetti di pupilla, abbian principio

Quelli di sposa. Io non di padre i soliti

Severi uffici ad usar teco apprestomi,

Ma di marito i genïali e teneri

Amplessi, e i dolci modi. Deh, a me volgansi

Le tue luci serene... ahimè! le lacrime

Ti distillan dagli occhi? O verecondia,

Tesoro di donzella inestimabile,

Scostati ormai all'apparir del fulgido

Santo foco d'amor, che a Imene è socio.

O bella faccia di colei che accendemi,

Lascia la terra di mirar, sollevati

Ver quella parte ove dibatte ed agita

L'ali Cupido consigliero e pronubo.

Quel che ti parla, non è già un estranio

Sconosciuto amatore, ond'esser pavida

Facciati il dubbio di un amor fantastico.

Chi ti amò come padre, molto meglio

Ti sarà sposo. Ma tu taci? e in copia

Mandi le stille che il bel seno irrigano?

Vieni, fa cuor; la bella man deh porgimi;

Lascia ch'io imprima per amore un bacio

Sulla candida destra...

CAT.

(Oh cielo, aiutami!)

 

 

 


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