Carlo Goldoni
Il raggiratore

ATTO SECONDO

SCENA DECIMA

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SCENA DECIMA

 

Don Eraclio e detti.

 

ERAC. Conte, sono venuto ad invitarvi a desinare con noi.

CON. Sarò a ricevere le grazie vostre.

ERAC. Condurrete la Contessina ancora, che Metilde desidera di vederla.

CON. Verremo entrambi a recarvi incomodo.

ERAC. (Li ha dati?) (piano a donna Claudia)

CLA. (Non ancora). (piano a don Eraclio)

ERAC. (Sollecitate). (come sopra)

CLA. (A casa, con più comodo). (come sopra)

ERAC. (Vuol essere bella, se non le i mille scudi, ora che ho impegnato l’orologio per pagare i capponi e le ostriche di Venezia). (da sé)

CON. Prima del desinare, sarebbe necessario che spicciassi un affar di premura. Ho da riscuotere mille zecchini.

ERAC. Andate subito, non perdete tempo.

CON. Possiamo andare. Vi servirò alla carrozza.

ERAC. Ho mandato a prendere col servitore due amici miei, che bevono bene, perché ci facciano stare allegri.

CLA. Dal mio servitore? senza dirmi niente?

ERAC. Possono tardar poco. Tratteniamoci qui un momento, se si contenta l’amico.

CON. Siete padrone d’accomodarvi.

ERAC. Ehi! avete detto al Conte la scoperta mia degli Eraclidi? (a donna Claudia)

CLA. Non ancora.

ERAC. Sentirete. (al Conte)

CON. Qualche novità della causa?

ERAC. Sì! altro che causa! Io discendo dal sangue d’Ercole... Ma andate a riscuotere i mille zecchini; parleremo con comodo.

CON. Sì, a desinare. Con permissione. (Vo anticipare, per avvisare donna Metilde. Povera figliuola, non vorrei vederla in angustie per mia cagione). (da sé, e parte)

 

 

 


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