Carlo Goldoni
Il raggiratore

ATTO SECONDO

SCENA DODICESIMA

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SCENA DODICESIMA

 

Il Conte e detti.

 

CON. (L’ho detto, che l’ho fatto lo sproposito. Non me la ricordavo costei). (da sé, in disparte)

CARL. Eccolo mio fratello.

CON. Signora, è ritornato il servitore vostro. Possiamo andare, se comandate.

ERAC. Avete riscossi li mille zecchini?

CON. Ho ritrovato nell’escir della porta chi mi ha avvisato, che sarà qui da me dopo desinare.

ERAC. Fatelo venire da noi.

CON. Vedremo.

ERAC. No, no, con libertà, vi dico; fatelo venir da noi.

CON. Vi supplico sollecitare.

ERAC. Subito. Andiamo.

CON. (Non volasciare Carlotta senza di me. Coglierò un momento per avvisare donna Metilde). (da sé) Permettetemi ch’io vi serva. (a donna Claudia)

CLA. Ricevo le vostre grazie. (gli la mano)

ERAC. Io servirò questa giovanotta.

CARL. Grazie. (gli la mano)

CON. Sorella, ricordatevi quel che vi ho detto. (parte con donna Claudia)

CARL. Sì, sì. (Un’occhiata vezzosa). (guarda con caricatura don Eraclio)

ERAC. Mi guardate in un modo... Siete losca?

CARL. Mi maraviglio di voi. (si stacca da don Eraclio)

ERAC. Favorite. (le offre nuovamente la mano)

CARL. Signor no; non sono né losca, né zoppa.

ERAC. È una bella caricatura! (parte)

CARL. Oh benedetti i miei contadini! (parte)


 

 

 


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