Carlo Goldoni
Il ricco insidiato

ATTO PRIMO

SCENA PRIMA   Camera in casa del conte Orazio   Raimondo e Bigolino, uno da una parte, l'altro dall'altra, incontrandosi

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ATTO PRIMO

 

 

 

SCENA PRIMA

 

Camera in casa del conte Orazio

 

Raimondo e Bigolino, uno da una parte, l'altro dall'altra, incontrandosi.

 

RAI.

Buon giorno, Bigolino

BIG.

Raimondo, vi saluto.

RAI.

Mi rallegro con voi. Se ricco è divenuto

Il signor conte Orazio, vostro padron cortese,

Si accrescerà per voi il salario e le spese.

BIG.

Certo, se dallo zio cotanto ha ereditato,

Anch'io spero vedermi da lui beneficato.

RAI.

Bella fortuna, amico! dolcissimo diletto!

Andare a dormir povero, e ricco uscir di letto!

BIG.

Il mio padrone infatti visse finor meschino.

Lo zio sordido avaro non davagli un quattrino.

Ma inaspettatamente è morto ab intestato,

E diecimila scudi di rendita ha lasciato.

RAI.

E dicono che in casa fossevi del grand'oro.

BIG.

Per bacco! nello scrigno ha lasciato un tesoro.

Tante doppie ho veduto, tanti zecchini e tanti,

Tanti ducati e scudi, che non saprei dir quanti.

Tutta una notte intera in camera serrato

A numerar monete col mio padron son stato.

Quasi mi facea ridere. Il morto, poveretto,

Era insepolto ancora, ancor nel proprio letto;

E il padrone ogni tratto all'uscio si voltava,

Guardando se il defonto ancor risuscitava.

RAI.

Quel vecchio in mezzo all'oro si è ognor tiranneggiato,

Poscia miseramente è morto, e lo ha lasciato.

Questo è il fin dell'avaro.

BIG.

Questo è quel che succede

A chi senza alcun merto benefica un erede.

RAI.

Far buon uso conviene dei beni della sorte.

Meglio è dar dieci in vita, che donar cento in morte.

BIG.

Ed ei, per risparmiare, fin si astenea dal vino,

E dato non avrebbe a un povero un quattrino.

RAI.

Dai sordidi risparmi qual frutto ebbe l'avaro?

Leverà il signor Conte la ruggine al danaro.

Quello che ha il zio acquistato vivendo parcamente.

Consumerà il nipote scialando allegramente.

E fortunati i primi che a lui si accosteranno

E a consumare e a spendere l'erede aiuteranno.

Bigolino carissimo, parlo per me e per voi:

I primi, i fortunati, potressimo esser noi.

Già dal destin comune non può fuggire il Conte;

A eredi di tal sorta le insidie sono pronte.

Se noi non lo facciamo, lo saprà fare un altro,

Di noi meno discreto, di noi forse più scaltro.

Io so ch'ei vi vuol bene; sogliono tai signori

Lasciarsi consigliare talor dai servitori.

Ed essi, profittando dell'amor dei padroni

Compran spade, orologi, si fan degli abitoni.

Io son, già lo sapete, un ottimo sensale:

Son pratico di tutto, son uomo universale.

Ditegli, che volendo far delle buone spese,

Io sono il miglior mezzo che siavi nel paese.

Poscia fra voi e me mettiamolo in pensiere

Di spendere alla grande, da ricco cavaliere.

Farò venir mercanti, se contrattar gli preme,

E tutti due con essi c'intenderemo insieme.

Fate la parte vostra, anch'io farò la mia,

E spartiremo all'ultimo fra noi la sensaria.

BIG.

Per dir la verità, non mi spiace niente

Questa proposizione, e penso veramente,

Che se il padron mi dona, non mi vorrà mai dare

Tanto, quanto con voi mi posso approfittare.

RAI.

Per ora, ammobigliando gli appartamenti ignudi,

Vo' che gli facciam spendere tre o quattromila scudi,

E qualche buona somma in abiti ed argenti,

E in vini, e in commestibili, per far dei trattamenti;

Poi, quando si marita, allor si farà il resto.

BIG.

Credo che a maritarsi risolverà ben presto.

Sono tre anni e più, ch'ei fa l'amore ad una

Ricca mediocremente di beni di fortuna;

E che nella miseria, in cui finora è stato,

Con somme di denari talor lo ha sollevato:

Nobile men di lui, ma spiritosa e bella.

RAI.

Vorrà, prima di farlo, dar stato alla sorella.

E noi provvederemo, se provveder conviene.

BIG.

Ecco il padron che arriva.

RAI.

Via, portatevi bene.

 

 

 


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