Carlo Goldoni
Il ricco insidiato

ATTO PRIMO

SCENA SECONDA   Il Conte Orazio e i suddetti, poi un Servitore

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SCENA SECONDA

 

Il Conte Orazio e i suddetti, poi un Servitore

 

CON.

Che seccatura è questa! che orribile tormento!

In pace non mi lasciano le visite un momento.

Tre giorni fa nessuno non mi guardava in faccia,

Ora ciascun m'inchina, ora ciascun m'abbraccia.

Bigolino.

BIG.

Signore.

CON.

Chi è quegli? (accennando Raimondo, il quale profondamente si inchina)

BIG.

È un uom dabbene,

È un mercante onorato, che ad esibirsi or viene

In tutto quel che possa occorrere per ora

Di vitto, di vestito, per lei, per la signora.

CON.

Bigolin, che ti pare? Tre giorni fa, se un pane

Chiedea per sostenermi, non mi guardava un cane.

BIG.

È ver, ma non si parli del tempo ch'è passato,

E ringraziate il cielo, che siete in miglior stato.

Solo pensar dovete a provvedere adesso

La casa e la sorella, e a provveder voi stesso.

Ma a spender non essendo, signor, troppo avvezzato,

Dovete guardar bene non essere gabbato.

Questi, che qui vedete, è un uom giusto e sincero;

Fidatevi di lui, ch'è un galantuom davvero.

CON.

Chi l'ha fatto venire?

BIG.

Per dir la verità,

Io son, che mi ho pigliato codesta libertà,

Ma perché lo conosco, e so ch'è un omenone,

E so che l'interesse può far del mio padrone.

CON.

Va da donna Felicita, dille ch'è qui aspettata

Da Livia mia sorella a ber la cioccolata.

BIG.

Subito, sì signore. (È finalmente giunto

A dar la cioccolata in grazia del defunto). (da sé, e parte)

CON.

Accostatevi, amico. (a Raimondo)

RAI.

Son qui per obbedirla. (s'avanza inchinandosi)

Degnisi comandarmi, se ho l'onor di servirla.

CON.

Mercante?

RAI.

signore.

CON.

Di che?

RAI.

Di tutto un poco.

Buone corrispondenze coltivo in ogni loco.

Di lasciarsi servire quando sia persuasa,

La servirò, occorrendo, di mobili di casa,

Di abiti di ogni sorta, di gioje e argenterie,

D'astucci, d'orologi, di pizzi e biancherie,

Di vini, di liquori, di mode oltramontane,

Di quadri d'ogni prezzo, di specchi e porcellane,

Di cera di Venezia, di caffè di Levante,

Di buona cioccolata, di frutti, fiori e piante,

Statue, cammei, medaglie, armi, libri e cavalli,

Di musica e strumenti, di cani e pappagalli.

CON.

che in ogni genere da voi si coglie e semina:

Nel vostro magazzino saravvi anche la femmina.

RAI.

Per dir la verità, sia detto con rispetto,

Di tale mercanzia, signor, non mi diletto;

Chi vende e non mantiene, si accusa e si condanna,

E in mercanzie di donne spessissimo s'inganna.

CON.

Bravo, ammiro lo spirito e la prontezza vostra.

Di qualche bella stoffa portatemi la mostra:

Voglio farmi un vestito.

RAI.

Perdoni l'ardimento,

Di mobili di casa vuol far provvedimento?

CON.

Cosa avete di bello?

RAI.

Cose superbe e rare,

Tappezzerie magnifiche, che fan maravigliare.

Degli arazzi di Fiandra di un gusto peregrino,

Tessuti sui disegni di Raffael d'Urbino.

Specchi, lumiere e vasi di cristal colorato,

Fabbrica di Venezia d'artefice pregiato,

Che fe' co' bei lavori stupire il mondo tutto,

E riportò con gloria dell'invenzione il frutto.

Addobberem le sale...

SER.

Signore, è domandato. (al Conte)

CON.

Chi è?

SER.

Il signor Riccardo.

CON.

Ah! mi ha pure seccato.

Di' che ho che far per ora. (parte il servo)

RAI.

Signore, ha fatto bene.

Le cose che ora premono, risolvere conviene.

Addobberem, diceva...

 

 

 


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