Carlo Goldoni
Il ricco insidiato

ATTO SECONDO

SCENA SESTA   Il Conte Orazio e Riccardo

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SCENA SESTA

 

Il Conte Orazio e Riccardo

 

CON.

Ecco; per voi sdegnata dagli occhi miei s'invola. (in atto di seguirla)

RIC.

Prima di seguitarla, udite una parola.

CON.

Che vorreste voi dirmi?

RIC.

Sembra a quel detti amari

Dir voglia, ch'io l'amore faccia ai vostri danari.

Di me render procura sospetta l'amicizia.

Crediam che ciò provenga da amore, o da malizia?

Chi ha più di voi bisogno? Esaminiam lo stato

Di me che ora vi parlo, di lei che vi ha parlato.

Ella è una figlia nubile, che cerca maritarsi;

Ella è una cittadina, che vuol nobilitarsi.

Chi puote assicurarsi, che quelle cure istesse

Che sembrano amorose, non sian per l'interesse?

E se il bisogno vostro un tempo ha sovvenuto,

Chi sa che il vostro caso non abbia preveduto,

Dicendo infra se stessa con femminil talento:

Dieci arrischiar io posso, sperando di aver cento?

Vi accorderei che fosse sincera e generosa,

S'ella non aspirasse a divenirvi sposa;

Ma con tal mira in mente, con tal desio nel petto,

Fidar non vi potete di un animo sospetto.

Io, di cui la sagace forma vegliando un sogno,

Io, della sorte in grazia, di voi non ho bisogno.

Se a profittar v'invito del ben del secol nostro,

Nol fo per interesse, lo fo per amor vostro.

Ella vi offre mendace una catena, un laccio;

La libertà, la quiete, sincero io vi procaccio.

Con lei de' vostri beni spera diviso il frutto:

Io la ragion vi mostro d'esser padron di tutto.

Ella da ciò profitta, utile a me non viene.

Or giudicar potete di noi chi vi vuol bene.

CON.

Non so che dir: mi trovo confuso in tal maniera,

Che il ver più non distinguo dall'arte menzognera.

Se in mezzo alle ricchezze non trovo un cuor amico,

Meglio era ch'io durassi a vivere mendico.

RIC.

Falsa filosofia. Del ben non vi lagnate.

Potete esser contento, quando esserlo vogliate.

Io, che ho meno di voi, vivo ridente, e godo.

Felice voi, che avete di giubbilare il modo.

CON.

Ma sarò poi contento del ben che voi vantate?

RIC.

Fate quel ch'io vi dico.

CON.

E che ho da far?

RIC.

Provate.

Andiam da una ragazza , bella e scaltra.

CON.

Ve lo confido, amico: ne ho già veduta un'altra.

RIC.

Bella?

CON.

Per dir il vero, il volto è assai ben fatto.

RIC.

Pallida, bianca o rossa?

CON.

Mirate il suo ritratto.

RIC.

Bravo così mi piace. Malinconia che vale?

Oh cospetto di bacco! so chi è l'originale.

La conosco benissimo. È una bella ragazza,

Figlia di buona madre, per quel che sa la piazza.

E se non vuol far torto a lei che l'ha educata,

Essere non dovrebbestolida, né ingrata.

CON.

Dal poco che ho veduto, dal poco che ho raccolto,

Parmi che sol consista il merito nel volto.

Non è di molto spirito.

RIC.

Se ha grazia, se ha beltà

Quel che si chiama spirito, un l'acquisterà.

Conviene coltivarla con qualche regaletto.

CON.

Questo ancor vi confido: le diedi un anelletto.

RIC.

Vi lodo estremamente, e mi consolo assai,

Che il tempo e la fatica finora io non gittai;

Siete un uomo di garbo, vedo che alle occasioni

Voi profittar saprete delle buone lezioni.

Volete che torniamo a visitarla insieme?

CON.

Troppo presto, mi pare.

RIC.

Vi preme, o non vi preme?

CON.

Per dir la verità, la giovane mi piace.

RIC.

Voi non farete nulla, se non sarete audace.

Andiam, venite meco.

CON.

Per ora ho i miei riguardi.

Andremo a ritrovarla verso la sera al tardi.

RIC.

Intanto andar possiamo a divertirci altrove,

Passar di casa in casa, e sempre cose nuove.

CON.

Pria del pranzo non esco, ci rivedremo poi.

RIC.

Dopo di aver pranzato, ritornerò da voi.

Andrem, prima di tutto, a bevere il caffè

Da una ballerinetta, che il diavolo non è.

Staremo una mezz'ora con tutta libertà.

Delle corbellerie dicendo in quantità,

Senza spendere un soldo, sol coll'esibizione

Del frutto generoso di nostra protezione.

Poscia lasciando il ballo, noi passeremo al canto,

Da certa virtuosa che ha una voce d'incanto.

Canta senza fatica, dell'oro non è schiava,

Basta che le si dica sei sette volte brava.

Di voglio condurvi da certa mercantessa,

Che pizzica un pochino del grado di contessa;

Che fa dei complimenti, che scherza e che vezzeggia,

E fa crepar di ridere qualor si pavoneggia.

E quando le si danno dei titoli sonori,

Si gonfia dal contento, le vengono i sudori.

Poscia dalla ragazza andrem sull'imbrunire;

Colà, fin che a noi piace, ci potrem divertire;

E a terminar la sera si andrà in un altro loco,

Dove vi saran donne, vi sarà ballo, e gioco,

E cena, e ogn'altro spasso godibile, giocondo.

Così senza fastidi vo' che godiamo il mondo.

Da voi non voglio nulla guidandovi con me;

Ma pur, dirà taluno, dev'esservi un perché.

Il perché che mi move, certo non è interesse,

Ma vorrei, com'io godo, che ciaschedun godesse.

Quello che piace a me, credo che piaccia a tutti:

Comunicar desidero dell'allegrezza i frutti;

E parmi di aver fatto un ottimo guadagno,

Quando alla mia partita procuro un buon compagno.

Dell'amicizia mia mi par che siate degno;

Perciò di tutto cuore a vostro pro m'impegno.

Seguite il mio consiglio, credete a quel ch'io dico:

Prendetevi bel tempo. A rivederci, amico. (parte)

 

 

 


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