Carlo Goldoni
Il ricco insidiato

ATTO QUARTO

SCENA NONA   La  Contessina Livia,  poi  Brigida e Rosina, poi il Servitore

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SCENA NONA

 

La  Contessina Liviapoi  Brigida e Rosina, poi il Servitore

 

LIV.

Del mio futuro sposo faccio il consiglio in questo

Vedrò se sian le donne di carattere onesto.

È ver che l'interesse in parte mi consiglia,

Ma non saprei permettere un torto alla famiglia.

BRI.

Su via, venite innanzi, cara la mia Rosina,

Fate una riverenza alla bella damina.

Ditele: serva sua. (inchinandosi)

ROS.

Serva. ( fa un inchino)

BRI.

Serva divota. (inchinandosi)

LIV.

La loro gentilezza, la lor bontà mi è nota;

Perciò desideravo...

BRI.

Finora siamo state,

Per dirla in confidenza, un poco ritirate.

Perché (siam tutte donne) io ho un picciolo difetto;

Subito che ho mangiato, mi corico nel letto.

Sia di notte o di giorno, mi piace dormir sola;

E dopo che son vedova, dormo colla figliuola.

LIV.

Come farete allora che si farà la sposa?

BRI.

Se prenderà marito, farò anch'io qualche cosa.

Voi l'avete lo sposo?

LIV.

Io sono ancor fanciulla.

BRI.

Fanciulla? Oh perdonate. Non vi dico più nulla.

LIV.

Però fra poche ore sarò consorte, io spero.

BRI.

Anche la mia Rosina vuol maritarsi. È vero? (a Rosina)

ROS.

Certo, signora sì.

LIV.

Sollecitar conviene.

ROS.

Il signor conte Orazio dice che mi vuol bene.

BRI.

Oh povera ragazza! non è sì fortunata.

Avrebbe un buon marito e una bella cognata.

E voi la trovereste tanto tanto bonina,

Quieta, savia, obbediente. Non è vero, Rosina?

ROS.

Signora sì, ch'è vero.

BRI.

Io, io, me l'ho allevata.

È innocente, meschina, tal e qual com'è nata.

Le altre! al giorno d'oggi! povera gioventù!

LIV.

Quanti anni avrà?

BRI.

Quattordici.

ROS.

Oh, diciassette e più.

BRI.

Taci , non è vero. Quattordici, t'inganni.

LIV.

(Già ogni madre alla figlia nasconde tre o quattr'anni). (da sé)

BRI.

Certo, se la Rosina avesse tal fortuna,

Per me non averei difficoltade alcuna.

Benché sia innocentina, e il Conte un po' avanzato

Bisogna contentarsi se il ciel l'ha destinato.

LIV.

Che dice la fanciulla?

ROS.

Dirò, se dir mi lice

Ch'io non son tanto semplice, quanto mia madre dice;

Che so la parte mia, quanto si può sapere.

BRI.

Chetati, quando io parlo.

ROS.

Ma se...

BRI.

Non vuoi ?

Sono ancor le bambocce i passatempi sui.

ROS.

Quando averò marito, mi spasserò con lui...

LIV.

Sentite? (a Brigida)

BRI.

Che innocenza! Oh bocca benedetta!

Beata quella casa che avrà tal giovinetta!

LIV.

Mio fratello, per dirla, è ricco, e non è avaro;

Non ha, se si marita, bisogno di danaro.

So che brama una moglie nata con civiltà.

BRI.

In quanto a questo poi, circa la nobiltà,

Può star la mia Rosina al par di chi si sia;

Abbiam per parentado tutta cavalleria.

Si sa che mio marito, Anselmo Rigadon,

Era un uom benestante, e gli davano il don.

Era di condizione fra il nobile e il togato.

Più in su del cittadino, più in giù del titolato,

Ma volea titolarsi, e s'ei viveva un mese,

So che comprar voleva il titol di marchese.

Ma è morto il poverino, e il marchesato è ito.

ROS.

Certo, mio signor padre so ch'è morto fallito.

BRI.

Quanto faresti meglio a chiuder quella bocca.

Non le credete nulla; parla come una sciocca.

(A casa, disgraziata). (piano a Rosina)

ROS.

(Vo' dir quel che mi pare). (piano a Brigida)

BRI.

(Sfacciata). (piano a Rosina)

ROS.

(Dirò tutto, se mi state a gridare). (piano a Brigida)

BRI.

(Povera me! sta zitta). (piano a Rosina)

LIV.

(Par vi sia dell'imbroglio.

Aprir gli occhi ben bene, e assicurarmi io voglio). (da sé)

SER.

È qua donna Felicita. (a Livia)

LIV.

Che vuol da' fatti miei?

SER.

Non vi essendo il padrone, brama parlar con lei.

LIV.

Egli è uscito ch'è poco; per via non l'ha incontrato?

SER.

Per la porta di strada so che il padrone è andato.

Ella per il giardino entrò segretamente,

Io credo per non essere veduta dalla gente.

Non si sono incontrati.

LIV.

Basta, non so che dire. (il Servitore parte)

Inciviltà non uso. Venga, se vuol venire.

Ora abbiamo una visita, che un poco m'imbarazza.

Ma non ne facciam caso; venite qui, ragazza.

Vogliovi a me vicina; per voi ho dell'affetto.

(Se vien donna Felicita, vo' farlo per dispetto). (da sé)

BRI.

Vedi se ti vuol bene? se sarai fortunata?

Via, dalle un bel bacino alla cara cognata.

 

 

 


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