Carlo Goldoni
Il ricco insidiato

ATTO QUINTO

SCENA NONA   Donna Felicita, Bigolino e detti

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SCENA NONA

 

Donna Felicita, Bigolino e detti.

 

FEL.

È permesso? (s'inchina, e gli uomini la salutano)

LIV.

(Un litigio costei viene a promovere).

CON.

Favorite sedere. (a donna Felicita)

BRI.

(Sta salda, non ti muovere). (piano a Rosina)

CON.

Signori, in qualche parte fatele un po' di loco.

FEL.

No, sto ben dove sono. Mi basta, e non è poco.

(Bigolino porta una sedia a donna Felicita)

Sta meglio il conte Orazio, avendo a lui vicina

Da in canto la germana, dall'altro la damina.

BRI.

(Ehi, sentite l'invidia). (a Riccardo) (Non ti smarrir per questo). (a Rosina)

FEL.

Ma cos'ha il signor Conte, che sembramimesto?

Dovrebbe in di nozze esser contento e lieto.

RIC.

Si può saper la causa che vi fa star inquieto? (al Conte)

CON.

Or che raccolti insieme siam fra parenti e amici,

Vi svelerò la fonte de' miei casi infelici.

Udite se può darsi fato peggior del mio.

Io non son più, signori, l'erede di mio zio.

Ei fece un testamento che oggi alfin si è scoperto;

Fu avvisato l'erede e il testamento è aperto.

Con donna ebbe una tresca il vecchio, e l'ha sposata;

Dal loro matrimonio una figliuola è nata.

Celò, finch'egli visse, la figlia e la consorte,

E le ha col testamento beneficate in morte.

Ed ecco in quelle stanze un pubblico notaro

A inventariare i mobili, le gioje ed il danaro.

Io sono eseredato con crudeltà inumana.

Lascia un grosso legato per dote alla germana,

Oltre quel che le spetta per ragion della madre,

Ed io resto coi beni scarsissimi del padre.

Vi par che giustamente il mio dolor mi opprima?

Eccomi sventurato, più povero di prima.

LIV.

A me lascia un legato?

CON.

A voi tale fortuna,

A voi senza alcun titolo, senza ragione alcuna.

LIV.

È ver ch'era di lui pochissimo parente,

Ma sempre come a padre gli fui obbedïente.

Voi a donna Felicita, più che allo zio soggetto,

Della vostra condotta miratene l'effetto.

ROS.

(Sente, signora madre?) (piano a Brigida)

BRI.

(Non dubitar, chi sa?

S'è erede di suo padre, qualche cosa averà). (piano a Rosina)

EMI.

Il caso veramente è strano e inaspettato.

Si sa della mia sposa a che ascenda il legato? (al Conte)

CON.

Questo è quel che vi preme, più assai del mio destino. (a don Emilio)

RIC.

Amico, con licenza. (s'alza) Signori, a voi m'inchino.

CON.

Che? di già mi lasciate?

RIC.

Sono altrove aspettato.

Mi dispiace davvero vedervi in tale stato;

Non posso trattenermi; ho le faccende mie

Ci rivedremo in piazza. (Non vo' malinconie). (da sé, indi parte)

 

 

 


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