Carlo Goldoni
Il mondo alla roversa

ATTO PRIMO

SCENA TERZA   Tullia ed Aurora

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SCENA TERZA

 

Tullia ed Aurora

 

TULL.

Aurora, ah non vorrei

Che per troppo voler s'avesse a perdere

L'acquistato finor dominio nostro.

Donne alfin siamo, e a noi

Forza non dié natura

Che nei vezzi, nei sguardi e in le parole.

Spade e lancie trattar, loriche e scudi,

Non è cosa da noi. Se l'uom si scuote,

Val più un braccio di lui che dieci destre

Di femmine vezzose e tenerelle,

Ch'hanno il loro potere in esser belle.

AUR.

Tullia, voi, per dir vero,

Saggiamente parlate; e a voi la sorte

Dié sesso femminile,

Ma il senno ed il saper più che virile;

Anzi madre natura

Alla breve statura

Del vostro corpo graziosetto e bello,

Ha supplito con darvi assai cervello.

Indi la madre vostra

Vi dié il nome di Tullia con ragione,

Poiché sembrate un Tullio Cicerone.

TULL.

Raguniamo il Consiglio.

Facciam che stabilite

Sieno leggi migliori, onde si renda

Impossibile all'uom scuotere il giogo;

Ché se l'uomo ritorna ad esser fiero,

Farà strage crudel del nostro impero.

 

Fiero leon che audace

Scorse per l'ampia arena,

Soffre la sua catena,

E minacciar non sa;

Ma se quei lacci spezza,

Ritorna alla fierezza,

Stragi facendo ei va. (parte)

 

 

 


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