Carlo Goldoni
Lo spirito di contradizione

ATTO TERZO

SCENA SECONDA   Foligno e detti

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SCENA SECONDA

 

Foligno e detti.

 

FOL.

Mi comandi.

DOR.

Non si desina ancora?

Che si fa questa mane?

FOL.

Subito, sì signora.

Venite a preparare. (verso la scena)

DOR.

Parti buona creanza?

Va a preparar, villano, la mensa in altra stanza.

FOL.

Dove comanda?

DOR.

In sala.

FOL.

Cosa dirà il padrone?

Sa che l'aria per solito gli accresce la flussione.

DOR.

Senza il signor padrone si mangierà da noi.

E non abbiam che fare con i cancari suoi.

FOL.

La camera vicina dall'aria è più coperta.

DOR.

Voglio mangiare in sala colla finestra aperta.

FOL.

Con il freddo che corre?

DOR.

Ne dici una di vera?

Sembrati che sia freddo? Se par di primavera!

Conte, non è egli vero?

CON.

Oggi, per verità,

Non è il solito freddomen per la metà.

Il barometro mio per tempo ho visitato:

Veduto ho dal mercurio segnare il temperato.

A camminar si suda, e nel salir le scale

Mi ho sentito venire un caldo universale.

Andiamo all'aria fresca a respirare un poco.

DOR.

Portami uno scaldino con un tantin di foco. (a Foligno)

FOL.

Subito, sì signora. (Il caldo l'è passato.

S'ha da dire al contrario. Basta così, ho imparato). (da sé, e parte)

 

 

 


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