Carlo Goldoni
Il tutore

L’AUTORE A CHI LEGGE

Precedente

Successivo

Link alle concordanze:  Normali In evidenza

I link alle concordanze si evidenziano comunque al passaggio

L’AUTORE A CHI LEGGE

 

Quando confidai agli Amici miei avere una Commedia composta, il di cui titolo era Il Tutore, e quando si annunziò al Popolo dalle Scene, si aspettavano quasi tutti vedere rappresentato un Tutore infedele, il quale dilapidando con tradimento le sostanze de’ suoi Pupilli, scoprisse le ruberie de’ suoi pari, e ne seguisse il castigo. Una tale Commedia non sarebbe fuor di proposito per una parte, ma temerei produr potesse de’ cattivi effetti per l’altra. Mettere un ladro in iscena è sempre cosa pericolosa. Prima che giungasi a vedere il di lui castigo, si vedono le furberie ch’egli usa, l’arte di cui si serve per commettere e cautelare le sue rapine, e chi si parte dalla Commedia, prima ch’ella si avvicini al suo termine, ha imparato a rubare, senza il tragico esempio di chi commette tai furti.

Ma quantunque ancora mandato avessi un infedele Tutore alla pena della galera o della morte, che pro ne avrei riportato? Coloro che invaghiti si fossero del modo e della facilità con cui si possono gli amministratori arricchire, avrebbero pensato imitarli in questo, e studiato avrebbero poscia il modo di meglio palliare le loro frodi per isfuggire il castigo. Tale è il frutto che per lo più si ritrae da quelle Rappresentazioni, che hanno per Protagonista un malfattore, un ribaldo. S’imprime più facilmente nell’animo di quelli che ascoltano le sue lezioni, di quel che vaglia a disingannarli o il suo pentimento, o il suo castigo, credendo ciascheduno di poter essere più fortunato nella condotta de’ suoi delitti, siccome nell’atto medesimo che un borsaiolo s’impicca, altri vi sono fra gli spettatori che vanno a caccia di borse.

In questo spero io non essermi certamente ingannato. Nelle Commedie mie non ho avuto la sola mira di porre il vizio in ridicolo e di punirlo, ma lo scopo mio principalissimo è stato, e sarà sempre mai, di mettere la virtù in prospetto, esaltarla, premiarla; innamorare gli spettatori di essa, e darle poscia maggior risalto col confronto dei vizi e delle loro pessime conseguenze.

Ecco dunque con tale idea formato il mio Tutore, attento, puntuale, fedele, dalla cui onoratezza, sollecitudine e zelo, potranno apprendere quelli che assunto hanno un tal carico, quale sia il dover loro, quale impegno si debban prendere, non solo negl’interessi de’ Pupilli, ma nell’onore di essi, e nella di loro più convenevole educazione.

Ottavio, contutore di Pantalone, ci rappresenta un’altra specie ridicola di quei Tutori, che per ragione di sangue si chiaman tali, ma per incuria, ignoranza o poltroneria rovinano i Pupilli congiunti loro. Questi è un personaggio ridicolo sulla Scena, ma lagrimose sono le conseguenze di quelli che realmente così si governano.

Anche il carattere di Beatrice merita di essere considerato: insegna alle Madri pazze, a quelle Madri che amando ad onta dell’età la conversazione, si servono delle Figliuole per coltivarla, insegna loro che il mal esempio, la mala educazione e la poca custodia mette in pericolo l’innocenza, e rovina senza avvedersene il proprio sangue.

Questa Commedia, stampata in Venezia nel Tomo V dal Bettinelli, ebbe l’onore che le stampassero in fine un Sonettaccio recitato dal Pantalone. I Comici a’ quali sembra aver guadagnato assaissimo, qualor si sentono dall’Udienza batter le mani, pregavano me sovente, che per ottenere cotale applauso facessi loro un Sonetto; qualche volta li ho compiaciuti, ma che Sonetti sono questi? Robaccia da Scena, che niente ha che fare colla Commedia, ed è una impertinenza che mi si stampino ad onta mia, ed io lo deggio con amarezza soffrire.

 

 

 



Precedente

Successivo

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (VA1) - Some rights reserved by Èulogos SpA - 1996-2009. Content in this page is licensed under a Creative Commons License