Carlo Goldoni
Il tutore

ATTO PRIMO

SCENA DICIOTTESIMA

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SCENA DICIOTTESIMA

 

Pantalone e detti.

 

PANT. Con grazia, se pol vegnir? (di dentro)

BEAT. Questo vecchio mi secca.

LEL. (Ecco, se mi vede qui, è capace di sgridarmi). (da sé, s’alza)

PANT. Patrone reverite. (le donne s’alzano, e lo salutano) Sior Florindo, servitor suo. Oe, qua ti xe, bona lana? (a Lelio)

LEL. Son venuto a riverire la signora Beatrice.

PANT. E a stora ti vien a far visite? Mi xe un’ora che ho disnà, e ho disnà solo, perché el sior fio no s’ha degnà de favorirme.

LEL. Oh vi dirò...

PANT. Zitto, zitto, che po la discorreremo. Ale disnà ele23, patrone?

BEAT. No, signore, è ancora presto.

PANT. Xe ancora presto? (verso Rosaura)

ROS. Ella dice che è presto, ma io mangerei.

PANT. Anca sior Florindo xe de quei che va tardi?

FLOR. Non sono de’ più solleciti, ma l’ora veramente è passata. Signore mie, con loro permissione. Padroni, vi sono schiavo. (Mi spiegherò col signor Pantalone). (da sé)

BEAT. Ricordatevi che non abbiamo terminato il nostro discorso.

FLOR. Lo finiremo poi.

BEAT. Dopo pranzo?

FLOR. Sì signora, verrò dopo pranzo. (parte)

 

 

 





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23 Hanno pranzato?



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