Carlo Goldoni
Il tutore

ATTO TERZO

SCENA UNDICESIMA

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SCENA UNDICESIMA

 

Corallina e detti.

 

COR. Signora... (vede Lelio) Uh. (corre via)

LEL. Vedete? Fugge per vergogna.

BEAT. Ah disgraziata! Ora crederò che sia innocente Rosaura? Ora crederò alla vostra modestia? Ora mi fiderò che non sia assassinata?

LEL. Signora, ve lo giuro.

BEAT. Siete un perfido.

LEL. Credetemi.

BEAT. Mi avete tradita.

LEL. Uditemi, signora mia, Tant’è vero ch’io sono innocente verso la vostra figliuola, che potrei senza scrupolo sposarmi con voi.

BEAT. Sposarvi con me? (placidamente)

LEL. Sì signora, ve lo protesto.

BEAT. Siete un discolo, uno scapestrato. Per altro questa sarebbe la via per rendere la riputazione a mia figlia.

LEL. Deh signora mia...

BEAT. Ecco vostro padre.

LEL. Lasciatemi nascondere. (Anco questa ha otto o diecimila ducati). (da sé; entra nella stanza di prima)

BEAT. Indegno! sposarmi! Basta...

 

 

 


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