Carlo Goldoni
Il ritorno dalla villeggiatura

ATTO TERZO

Scena Nona. Ferdinando, Tognino e detti; poi il Servitore

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Scena Nona. Ferdinando, Tognino e detti; poi il Servitore

 

FERDINANDO: Venite qui, gioia mia, dolcezza mia, amabilissimo il mio Tognino.

VITTORIA: (Oh bello!).

COSTANZA: (L'ho detto!).

ROSINA: (Grand'impertinente è quel signor Ferdinando!).

TOGNINO: Padroni. Servitor suo.

COSTANZA: Andate via di qua. (A Tognino.)

FERDINANDO: Lasciatelo stare, signora, e portategli rispetto, che è maritato.

COSTANZA: Chi ve l'ha detto che è maritato?

FERDINANDO: Mi è stato detto da lui.

COSTANZA: Non è vero niente. (A Ferdinando.)

FERDINANDO: Non è vero niente? (A Tognino.)

TOGNINO: Non è vero niente. (A Ferdinando, mortificato.)

FERDINANDO: Oh! bene dunque se non è vero, ci ho gusto. Se non siete sposato colla signora Rosina, sappiate che io ci pretendo, e che voi non l'avrete, e la sposerò io.

TOGNINO: Cu cu! (Fa il verso del cucco, burlandosi di lui.)

FERDINANDO: Cu, cu? Che cosa vuol dire questo cu, cu?

TOGNINO: Corpo di bacco! Vuol dire che la Rosina...

ROSINA: Tacete voi. Dite al signor Ferdinando che vada a sposare la signora Sabina. Ecco una sua lettera che viene a lui.

FERDINANDO: Una lettera della mia cara Sabina?

ROSINA: Sì, signore, me l'ha consegnata questa mattina.

FERDINANDO: Oh! cara la mia gioietta! La leggerò col maggior piacere del mondo.

VITTORIA: La vogliamo sentire anche noi.

COSTANZA: Sì, certo, anche noi.

GUGLIELMO: Ricordatevi che alle lettere si risponde. (A Ferdinando.)

GIACINTA: Quando meritino d'aver risposta. (A Ferdinando.)

FERDINANDO: Benissimo, ci s'intende.

VITTORIA: Leggete forte, che tutti sentano.

FERDINANDO: Vi prometto di non lasciar fuori una virgola. (Apre la lettera.)

SERVITORE: Signora, il signor Filippo, il signor Leonardo e il signor Fulgenzio, che bramano riverirla. (A Costanza.)

COSTANZA: Dite loro che son padroni, che restino serviti. Portate qui delle seggiole. (Al Servitore.)

SERVITORE: (Se ce ne fossero; ma non ce ne sono tante che bastino). (Parte.)

VITTORIA: Mi dispiace ora quest'interrompimento. Vorrei sentir quella lettera. Date qui, non l'avete da leggere senza di noi. (Leva la lettera di mano a Ferdinando.)

 

 


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