Carlo Goldoni
La vedova spiritosa

ATTO PRIMO

SCENA OTTAVA   Don Isidoro e detti

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SCENA OTTAVA

 

Don Isidoro e detti.

 

ISI.

Don Berto, le pernici son belle e comperate,

E le ho colle mie mani e concie e preparate.

Tolto del pan francese, dentro ben ben scavato,

Delle pernici il ventre nel pane ho collocato;

E il grasso del salvatico dallo schidion stillando,

Cade nel pane a goccia, e il pan si va ingrassando.

Ah, quel pane abbrostito che buon sapore avrà!

Subito che son cotte, in tavola si .

BER.

Bravo, bravo davvero.

PLA.

Signor, ditemi un poco,

Chi siete in questa casa? lo spenditore o il cuoco? (a don Isidoro)

ISI.

Son di don Berto amico, non cuoco o spenditore.

BER.

È un che la mia tavola frequenta e mi fa onore.

PLA.

Per quei pochi di giorni che in questa casa io resto,

Caro signor, vi prego non impacciarvi in questo.

Son così stravagante nel gusto di cibarmi,

Che il grasso di pernice potrebbe stomacarmi. (a don Isidoro)

BER.

Questo mi spiacerebbe.

ISI.

Ciascuno ha i gusti suoi.

Se voi non ne volete, le mangerem da noi. (a donna Placida)

BER.

Da noi. (a donna Placida)

PLA.

L'odor mi annoia.

BER.

L'annoia, poverina. (a don Isidoro)

ISI.

Che stia nella sua camera. (a don Berto)

BER.

Sì, per questa mattina.

PLA.

signor, volentieri, si faccia il suo consiglio. (a don Berto)

Per altro, perdonatemi, di voi mi maraviglio. (a don Isidoro)

È ver che in questa casa non vanto autorità;

Ma si usa colle donne trattar con civiltà.

Permettere ch'io stia rinchiusa in una stanza

Per satollar la gola, vi par discreta usanza?

Signor, spiacemi il dirvi che tai villani amici (a don Berto)

Non mertano di essere trattati con pernici;

Ma son de' pari suoi degnissime vivande

La paglia ed il trifoglio, il frutice e le ghiande.

Andrò fra pochi giorni a ritirarmi in pace,

Potrete i vostri beni gittar con chi vi piace,

Ma almen per carità pensate alla nipote,

Di cui lasciovvi il padre in man la propria dote.

Questi che vi circondano, ingordi per costume,

Non pensan che a se stessi. Il ventre è il loro nume.

E voi che in soddisfarli siete corrivo e pronto,

Dovrete al cielo e al mondo del speso render .

Perdon di ciò vi chiedo. (a don Berto) Lo chiedo a voi, signore,

Se il titolo vi diedi di cuoco o spenditore.

Confesso che il mio labbro fu inavveduto e sciocco:

Vi darò in avvenire il titolo di scrocco. (a don Isidoro, e parte)

 

 

 


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