Carlo Goldoni
La vedova spiritosa

ATTO SECONDO

SCENA PRIMA   Don Anselmo e  Clementina

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ATTO SECONDO

 

 

 

SCENA PRIMA

 

Don Anselmo e  Clementina.

 

ANS.

Ehi, dite, Clementina! (incontrandosi con Clementina)

CLE.

Comandi.

ANS.

La zitella

Dov'è, che non si vede?

CLE.

Sarà con sua sorella.

ANS.

Ecco qui, tutto il giorno chiuse, appartate insieme.

CLE.

A voi che cosa importa?

ANS.

Sa il ciel perché mi preme.

Dite a donna Luigia, per parte del padrone,

Che venga dal maestro a prender la lezione.

CLE.

Il padron non l'ha detto. Voi che virtù insegnate,

A dire una bugia, signor, mi consigliate?

ANS.

Distinguer non sapete ancor, figliuola mia,

Dai leciti pretesti l'illecita bugia.

È vero, anch'io l'insegno quest'ottima morale:

Per conseguire un bene, non si può fare un male.

Però nel caso nostro dirle che il zio l'impone,

Non è mal, se il comando è onesto, e si suppone.

Fate quel ch'io vi dico.

CLE.

Signore, in vita mia

Almen che mi ricordi, non dissi una bugia.

Non voglio principiare ad avvezzarmi adesso.

Non la dirò per certo.

ANS.

Ostinazion del sesso!

Che sì, che se vi chiedo qual sia la vostra età,

Saprete senza scrupoli negar la verità?

CLE.

Che sì, se vi domando se siete un uom sincero,

Cento bugie mi dite per sostener ch'è vero?

ANS.

Posso giurar ch'io sono nemico degl'inganni.

CLE.

Come poss'io giurare che son di dodici anni.

ANS.

(Costei può rovinarmi, e mi può far del bene.

Con doni e benefizi convincerla conviene). (da sé)

Voi mi credete un tristo: lo soffro e vi perdono;

Venite qui, vo' farvi conoscere chi sono.

Un galantuom mi ha dato cento zecchini nuovi,

Perché una buona giovane da maritar ritrovi.

Si trovan scarsamente le buone ai giorni nostri:

Se l'occasion trovate, i ruspi sono vostri.

CLE.

Signor, voi condannate cotanto l'impostura.

E poscia mi venite con tal caricatura.

ANS.

Voi non mi conoscete. Il ver dico e ragiono,

E se all'impegno io manco, un mentitore io sono.

CLE.

Che mi diciate il vero, provisi pria dal fatto,

E poi de' miei sospetti mi pento e mi ritratto.

ANS.

Trovatevi lo sposo.

CLE.

Lo sposo fate il conto

Che l'abbia ritrovato. Non è lontano. È pronto.

Paoluccio il servitore ha per me dell'affetto.

ANS.

Paoluccio è un ragazzaccio, ma alfine è giovanetto:

La testa anch'ei col tempo può mettere a partito;

E poi la buona moglie può fare il buon marito.

Se ciò vi torna comodo, sposatevi domani,

E il danar fate conto d'averlo nelle mani.

CLE.

In fatti si conosce, e confessar conviene

Ad onta dei maligni, che siete un uom dabbene.

ANS.

Non basta che il diciate così fra voi e me;

Ma ditelo a chi ardisce pensar quel che non è.

Sappialo donna Placida, che mal di me si sogna,

Ed abbiane rimorso, ed abbiane vergogna.

Donna Luigia il sappia, che ancor di più mi preme;

E non ci disturbate, se ci vedete insieme.

Anzi a chiamarla andate, che venga alla lezione.

CLE.

Subito vado e dico che l'ordina il padrone.

ANS.

Bravissima, e badate di darle da qui innanti

Consigli che non sieno dai miei troppo distanti.

CLE.

Le dirò, per esempio, che agli uomini si crede.

ANS.

A quei principalmente, qual io, di buona fede.

CLE.

E le dirò, se mai pensasse a maritarsi,

Che un uomo un poco vecchio non è da disprezzarsi.

ANS.

Un uom che con prudenza conosca i dover suoi.

CLE.

Un uomo, per esempio, che fosse come voi.

ANS.

Io fui lontano sempre dall'essere legato

Ma non si può sapere se il ciel l'ha destinato.

CLE.

Quel che destina il cielo, l'uomo fuggir non suole.

ANS.

Metteteci voi pure quattro buone parole.

CLE.

Lasciate fare a me. Prima averei operato

Se la vostra intenzione mi aveste confidato.

So che voi sposereste la giovane, non già

Per bassa compiacenza, ma sol per carità.

Ed io non mi esibisco per i cento zecchini,

Ma perché non si sa quello che il ciel destini. (parte)

 

 

 


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