Carlo Goldoni
La vedova spiritosa

ATTO SECONDO

SCENA SECONDA   Don Anselmo,  poi don Berto

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SCENA SECONDA

 

Don Anselmo,  poi don Berto.

 

ANS.

Costei è donna scaltra, ed io godo più molto

Col furbo aver che fare, anzi che collo stolto.

Lo so che il mio disegno vede patente e chiaro,

Ma in mio favor l'impegna la gola del danaro;

E se coi suoi consigli aiuta i desir miei,

Anch'io la mia parola vo' mantener con lei.

Se a tutte le passioni resistere non so,

Voglio esser pontuale in quello che si può.

BER.

Caro il mio don Anselmo, siete già ritornato!

ANS.

Sì, amico, ed il ritiro l'ho bello e ritrovato.

BER.

Ho piacer; donna Placida sarà contenta anch'ella.

Ma è ben che ci mettiamo ancor l'altra sorella.

ANS.

Don Berto, vi scordaste sì presto il mio consiglio?

BER.

A una fanciulla in casa più facile è il periglio.

Non può farle la guardia una servente, un zio:

Pericolar potrebbe.

ANS.

Come? non ci son io?

BER.

Lasciate che vi parli... che diavi un arricordo.

(Dirò quel ch'ella disse, se più me ne ricordo). (da sé)

Se un uom con donna giovane a conversar si metta,

Chi è quel che prosontuoso resister si prometta?

Sia virtuoso e forte; abbiam più d'un esempio,

Che il saggio in occasione è divenuto un empio.

Tutti siam d'una pasta... e siamo in conclusione

Tutti ad errar soggetti.

ANS.

(So di chi è la lezione). (da sé)

Ah don Berto, pur troppo l'uom di malizia pieno

Di convertir procura il balsamo in veleno.

Son queste, a me ben note, massime tutte buone,

Ma ponderar conviene il cuor delle persone.

Io sarò quel malvagio? Oh ciel! sarò quell'empio,

Di cui narran le storie il luttuoso esempio?

Non credea meritarmi da voi sì fiero torto,

Per mortificazione lo prendo e lo sopporto.

Merito peggio, è vero, l'accordo e lo protesto;

Reo di più colpe io sono, ma non lo sono in questo.

Pazienza. In questo mondo tutto soffrir conviene.

Don Berto, io vi perdono.

BER.

(Ah che uomo dabbene!) (da sé)

Basta... sia per non detto, non ne diciam più nulla.

Che vada donna Placida, che resti la fanciulla.

ANS.

No, non vo' che si dica...

BER.

Io il dico, ed io lo voglio.

ANS.

Da voi più non ci vengo.

BER.

Oh, questo è un altro imbroglio.

Se voi mi abbandonate, chiuder sarò forzato

Anche donna Luigia nel luogo disegnato.

ANS.

Oh amicizia, oh amicizia! a che son io costretto?

Verrò; che resti in casa.

BER.

Che siate benedetto!

L'altra anderà ben presto. Di ciò l'ho già avvisata.

ANS.

facile al ritiro che siasi accomodata?

BER.

Eh, quando parlo, parlo. Quando ho ragion, non cedo.

Ella vi andrà, vi dico.

ANS.

(Ancora io non lo credo). (da sé)

BER.

Quant'obbligo vi devo! Voi non faceste poco

A ritrovar sì presto l'occasione e il loco.

Dov'è? si può sapere?

ANS.

Sì, lo saprete poi.

Per ora un'altra grazia desidero da voi.

Non per me, che di nulla al mondo io non mi curo,

Ma far, qualora posso, del bene altrui procuro.

BER.

Per voi, per tutti quelli che voi raccomandate,

In quel ch'io son capace, senz'altro comandate.

ANS.

Una fanciulla giovane, da tutti abbandonata,

Sta per pericolare dai discoli insidiata.

Vorrebbe collocarsi, e pronta è l'occasione;

Ma senza un po' di dote non pigliala il garzone.

Chiede cento zecchini: signor, se voi li date,

D'averla assicurata il merito acquistate.

BER.

È in occasion la giovane?

ANS.

Sì, certo, e perigliosa.

BER.

È bella?

ANS.

Sì, pur troppo; questa è la peggior cosa.

BER.

E vuol cento zecchini? Se bella esser si vanta,

Non può la sua bellezza valerne almen cinquanta?

ANS.

Eh, quei che la bellezza apprezzano, son rari.

Al giorno d'oggidì vonn'essere danari.

E tante buone figlie, belle siccome è il sole,

Quando non han la dote, persona non le vuole.

BER.

Or sovvenir mi fate, parlando della dote,

Che preparar la deggio anch'io per la nipote;

E troppo liberale s'io son coi doni miei,

Forse il bisogno un giorno mi mancherà per lei.

ANS.

Questo sospetto avaro nel vostro cuore è novo:

Il solito don Berto in voi più non ritrovo.

Veggo che qualche ingrato vi parla e vi consiglia,

E temo che il nemico non sia nella famiglia.

Per me più non ricerco; mi duole e mi confondo

Vedere affascinato voi pur dal tristo mondo.

Ed io che ho tanto fatto per voi senza interesse.

Potea temer che pari amor mi si rendesse?

A me sì vil danaro negar per carità?

Non vi credea capace di simile viltà.

BER.

Via, non andate in collera.

ANS.

In collera? perché?

Quel che vi chiedo è forse un utile per me?

BER.

Cento zecchini adunque...

ANS.

A un altro i cercherò

BER.

Non mi mortificate, che io ve li darò.

ANS.

Quando? perché la cosa non merta dilazione.

BER.

Tosto andiamo a pigliarli.

ANS.

pure il buon pastone). (da sé, e partono)

 

 

 


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