Carlo Goldoni
La vedova spiritosa

ATTO QUARTO

SCENA QUINTA   Don Sigismondo,  poi  donna Luigia

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SCENA QUINTA

 

Don Sigismondo,  poi  donna Luigia.

 

SIG.

Come vogliamo credere l'equivoco sia nato?

Sarà distrazïone, ch'è il mio difetto usato.

Più che tener procuro raccolto il mio cervello.

La fantasia mi gira siccome un mulinello.

LUI.

Signor, che mi comanda?

SIG.

(Balzami ognor la mente...) (astratto, senza veder donna Luigia)

LUI.

Chiede di me, signore?

SIG.

Oh, servo riverente. (avvedendosi di donna Luigia)

Perdonate, signora, l'ardir che mi son preso.

LUI.

Che voi mi ricercate, con maraviglia ho inteso.

Credo però uno sbaglio. Vorrete mia germana.

SIG.

(Quanto è vezzosa in fatti, quanto è gentile e umana!)

LUI.

Cercate donna Placida?

SIG.

(Bella fisonomia). (da sé, osservandola fissamente)

LUI.

(S'egli non mi risponde, meglio è ch'io vada via).

SIG.

Dove andate, signora?

LUI.

Se voi non mi badate...

SIG.

Ero nel bel confuso. Vi supplico, restate.

LUI.

Sola restar non lice.

SIG.

(Questa onestà mi piace). (da sé)

LUI.

(Più vago è l'avvocato. Ma pur non mi dispiace). (da sé)

SIG.

(Disse ben donna Placida. Ha un'aria che consola). (da sé)

 

 

 


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