Carlo Goldoni
La vedova spiritosa

ATTO QUARTO

SCENA OTTAVA   Donna Placida e  don Sigismondo; poi don Ferramondo

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SCENA OTTAVA

 

Donna Placida e  don Sigismondo; poi don Ferramondo.

 

SIG.

Posso sperar che mi ami?

PLA.

Dell'amor suo non dubito.

Siate di ciò sicuro, ma andate dallo zio,

Prima che seco parli quel tristo vecchio e rio.

Egli, ve lo confido, sopra il suo cuor pretende,

Sa che don Berto è debole, e di sedurlo intende.

SIG.

Ora capisco il zelo dell'indiscreto indegno

Ora di conseguirla vo' mettermi in impegno.

La chiederò a don Berto. (in atto di partire)

FER.

Eccomi di ritorno.

SIG.

La chiederò a don Berto. (va per partire, ed urta forte don Ferdinando)

FER.

Siete briaco o storno? (a don Sigismondo, respingendolo)

SIG.

Che impertinenza è questa? (a don Ferramondo, incalzandolo)

FER.

A me? Non sai chi sono? (si ritira ponendo mano alla spada)

SIG.

Non vi avea conosciuto. Domandovi perdono:

Un che fu qui poc'anzi, sdegno mi accese in petto.

PLA.

Abbiate sofferenza. Sapete il suo difetto.

SIG.

Scusatemi, vi prego. (a don Ferramondo)

FER.

Basta così, vi scuso.

Con chi conosce il torto, insistere non uso. (ripone la spada)

SIG.

La collera talora fa che d'un vel coperto... (a don Ferramondo)

Ah, che mi perdo invano. Volisi da don Berto. (parte)

 

 

 


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