Carlo Goldoni
La vedova spiritosa

ATTO QUINTO

SCENA PRIMA   Donna Placida e donna Luigia; poi don Isidoro

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ATTO QUINTO

 

 

 

SCENA PRIMA

 

Donna Placida e donna Luigia; poi don Isidoro.

 

LUI.

Non si sa nulla ancora di quel che abbiano fatto?

PLA.

Senza l'assenso vostro è vano ogni contratto.

Se anche per don Anselmo fosse soscritto il foglio,

Basta che voi diciate: Signore, io non lo voglio.

E se vi manca il cuore, temendo i sdegni suoi;

Io vi sarò in aiuto, io lo dirò per voi.

Non crederei...

LUI.

Chi viene?

PLA.

Don Isidoro.

LUI.

Io spero

Ci darà delle nuove.

PLA.

Basta che dica il vero.

ISI.

M'inchino a queste due degnissime sorelle.

LUI.

Vi è novitade alcuna?

ISI.

Ne porto delle belle.

L'istoria è graziosa; udir se la volete,

Porgetemi l'orecchio e non m'interrompete.

Dopo che don Anselmo ebbe con voi quel certo

Battibuglio rissoso, corse a trovar don Berto.

Disse che donna Placida volea darvi marito,

Ch'era don Sigismondo un pessimo partito,

Che alfine una nipote dal zio dovea dipendere,

E che l'arbitrio in questo vi si dovea contendere.

Don Berto che in sua vita non disse mai di no,

Dissegli: Sì signore, io lo contenderò.

Soggiunse don Anselmo: Alla figliuola audace

Si vede che lo stato di libera non piace.

Onde di collocarla dee accelerarsi il ;

Don Berto, maritatela. Ed egli: Signor sì.

Per sé voleva chiedervi il celebre volpone,

Ma avea nello scoprirsi non poca soggezione.

Disse: Lasciate fare, che il ciel provvederà;

Ritroverò un partito che a lei si converrà.

Per zelo d'amicizia di faticar prometto.

Mi permettete il farlo? Ed ei: Ve lo permetto.

In questo, a noi si vede venir don Sigismondo;

Appena ci saluta, pareva un furibondo.

Rivolgesi a don Berto, gli chiede la fanciulla.

Egli confuso al solito, restò senza dir nulla.

Pretende don Anselmo di dir la sua ragione;

Quell'altro arditamente parla, contrasta, oppone.

Si scaldano i rivali. Uno ha il bastone in mano,

L'altro una sedia, e in questo arriva il capitano.

Trema il vecchio in vederlo; quell'altro prende fiato,

Don Berto si confonde; io tiromi da un lato.

Il capitan chiamato a dare il suo giudizio,

Dice che non è cosa da farsi a precipizio.

Vuol che si prenda tempo, e tutti han consigliato

Di mettere la cosa in man di un avvocato.

Don Berto, che cercava d'avere un qualche aiuto

Mandò a cercar don Fausto. Don Fausto è alfin venuto.

Ed ei ch'è buon legale, disse in una parola:

Sentiam prima di tutto l'idea della figliuola.

Allora don Anselmo, gli occhi levando al cielo,

Disse: Per lei m'ispira la caritade, il zelo.

Prima che mal si perda la giovane amorosa,

Don Berto, il ciel m'aiuti, ve la domando in sposa.

Fuori di sé il buon zio, quando tal cosa udì,

Prese la penna in mano, e disse: Signor sì.

Ma tutti a lui si opposero, e l'avvocato allora

Replicò: Che si senta l'idea della signora.

Ebb'io la commissione di rendervi avvisata,

E siete dal consesso in camera aspettata.

Però quel vecchio astuto, tiratomi in disparte,

Mi pregò di adoprare con voi l'ingegno e l'arte,

Per persuadervi a scegliere lui sol per vostro sposo,

Dicendovi che l'altro è sciocco e difettoso.

Ma sono un galantuomo, e dicovi col cuore,

Che s'uno è mal partito, quest'altro è ancor peggiore.

PLA.

Affé, don Isidoro, bizzarra è la novella;

È degna di un teatro codesta istoriella.

LUI.

Anzi che don Anselmo, ch'è l'uom più rio del mondo,

Certo son io disposta pigliar don Sigismondo.

Ma per dir schiettamente quel che ho nel cor celato,

Darei la man di sposa piuttosto all'avvocato.

PLA.

(Questo poi no, lo giuro). (da sé)

ISI.

Certo saria un bel scherzo,

Che or fra i due litiganti vi guadagnasse il terzo.

L'idea non mi dispiace. Voglio provarmi, affé.

Vo' parlare a don Fausto, fidatevi di me. (in atto di partire)

PLA.

No, non v'incomodate. (a don Isidoro, trattenendolo)

LUI.

Lasciate ch'egli vada. (a donna Placida)

ISI.

Con due parole buone vi spianerò la strada.

Gli parlerò in disparte. Son galantuomo onesto.

Principierò il negozio, voi compirete il resto.

PLA.

Eh, che don Sigismondo...

ISI.

Eh, che va ben così.

Gli dico due parole, e ve lo mando qui.

Don Sigismondo alfine di mente è difettoso.

(Don Fausto è più corrente, più ricco e generoso) (da sé, e parte)

 

 

 


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