Carlo Goldoni
La vedova spiritosa

ATTO QUINTO

SCENA SESTA   Don Berto, don Sigismondo, don Ferramondo, don Anselmo, don Isidoro e i suddetti

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SCENA SESTA

 

Don Berto, don Sigismondo, don Ferramondo, don Anselmo, don Isidoro e i suddetti.

 

BER.

Voi ci avete piantati per non tornar mai più. (a don Fausto)

FAU.

Parlai colla fanciulla.

BER.

E ben, che cosa fu?

FAU.

Ella a voi si rimette.

ANS.

Egli a me la concede. (a don Fausto, parlando di don Berto)

SIG.

Parli donna Luigia; a lei si presti fede.

FER.

Dica liberamente la figlia il suo pensiero.

FAU.

Pria la maggior germana si può sentire.

BER.

È vero.

Dite l'opinion vostra. Il punto lo sapete. (a donna Placida)

PLA.

So tutto, signor zio. Dirò, se il permettete.

Venga donna Luigia, vengano i servitori.

BER.

Vengano tutti quanti.

PLA.

Uditemi signori.

Sempre fra due rivali vi è quel che merta più;

Abbia la sposa in dono colui che ha più virtù.

Far non pretendo un torto: sono di tutti amica.

Chi ha più virtù e più merito, vo' che la prova il dica.

So che don Sigismondo è un cavalier perfetto,

Degnissimo, malgrado a un picciolo difetto.

Soggetto è alle astrazioni, ma questa è poca cosa,

È il cuor che fortunata può rendere una sposa.

Don Anselmo per altro a gloria sua conviene

Dir che nessun l'eguaglia nell'essere dabbene,

Nella virtù esemplare che gli uomini governa,

E nell'usare a tutti la carità fraterna.

Eccovi un chiaro esempio dell'opere sue belle;

Impiega ogni suo studio a maritar donzelle.

Don Berto più di tutti può dir se a questo inclini,

Ei che gli diè per una testé cento zecchini.

BER.

È vero, io non lo dico altrui per vanità:

Sia detto a gloria sua, questa è la verità.

PLA.

Che dice don Anselmo?

ANS.

Per me non dico nulla.

PLA.

A noi lo potrà dire la povera fanciulla.

Venga avanti, signora. (verso la scena)

 

 

 


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