Carlo Goldoni
La ritornata di Londra

ATTO PRIMO

SCENA DODICESIMA   Il Marchese, poi Carpofero

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SCENA DODICESIMA

 

Il Marchese, poi Carpofero

 

MAR.

Veramente mi aveva

Un pocolin seccato

Quell'anzi sussiegato,

Quel patetico vezzo,

E i regali accettar con quel disprezzo.

Se sarà all'italiana un po' indulgente,

Io sarò, fin che posso, il suo servente.

CARP.

(Eccolo ancora qui. Voglia mi viene,

S'egli non se ne va di questo loco,

Di pettinargli la parrucca un poco). (da sé)

MAR.

Oh amico dilettissimo,

Vi saluto di cuor.

CARP.

Schiavo umilissimo.

MAR.

Dov'è andata Madama?

CARP.

Io non lo so.

MAR.

Di qua non partirò senza inchinarla.

CARP.

L'ha inchinata anche troppo.

MAR.

Ella è partita

Senza darmi un addio:

Vuole il debito mio

Che da lei non mi veda andar lontano

Senza prima baciarle ancor la mano.

CARP.

Colla sorella mia

Non si usa così.

MAR.

Gliel'ho baciata

Quando a lei son venuto.

CARP.

Fortuna vostra che non vi ho veduto.

MAR.

Perché? Sì rigoroso

Colla sorella vostra?

CARP.

Io son chi sono.

MAR.

Via, caro, siate buono:

Il mio dover lo so.

Tutto quel che potrò, son pronto a fare:

Chiedere voi potete e comandare.

(Se non fosse per lei,

Ora l'ammazzerei. Mi vuò tenere). (da sé)

MAR.

Vostra è la borsa mia, so il mio dovere.

 

Caro, non vi sdegnate,

Che vi regalerò.

Via, non vi vergognate,

Giuro ch'io tacerò.

Veggo in quel volto amabile,

Veggo che siete docile;

Siete di buone viscere,

Tutto per voi farò.

La sorellina è bella,

Il fratellino è caro.

Zitto: non sono avaro;

Tutto vi donerò. (parte)

 

 

 


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