Carlo Goldoni
La serva amorosa

ATTO PRIMO

Scena Prima. Ottavio e Pantalone

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ATTO PRIMO

 

Scena Prima. Ottavio e Pantalone

 

Camera in casa di Ottavio.

 

Ottavio: Qui, qui, signor Pantalone, in questa camera parleremo con libertà.

Pantalone: Son qua, dove che volè.

Ottavio: Ehi, se venisse mia moglie, avvisatemi. (verso la porta)

Pantalone: Caro sior Ottavio, ve tolè una gran suggizion de sta vostra muggier.

Ottavio: Per vivere in pace, mi convien fare così. Che avete voi da comandarmi?

Pantalone: Mi vegno qua per un atto de compassion. Giersera ho visto el povero sior Florindo, vostro fio, a pianzer con tanto de lagreme, che el me cavava el cuor. Caro sior Ottavio, un putto de quella sorte, scazzarlo de casa, farlo penar in sta maniera! Mo perché mai? Mo cossa mai alo fatto?

Ottavio: In casa non ci lasciava avere un'ora di bene. Sempre c'erano dei litigi, c'era il diavolo giorno e notte.

Pantalone: Mo, con chi criàvelo?

Ottavio: Con tutti; ma principalmente colla signora Beatrice mia consorte: non le ha mai voluto portar rispetto.

Pantalone: Sentì, sior Ottavio: cognosso appress'a poco l'indole de sior Florindo, e tutti dise ch'el xe un bon putto. Bisogna ch'el mal no vegna da ello.

Ottavio: Da chi dunque?

Pantalone: Ah! Ste maregne... ghe ne xe poche che voggia ben ai fiastri.

Ottavio: Oh! la signora Beatrice è buona, che non si può fare di più. Basta saperla prendere pel suo buon verso, è una pasta di zucchero.

Pantalone: Bisogna che la s'abbia muà de temperamento, perché me recordo che sior Fabrizio, bona memoria, so primo mario, che gierimo amici come fradei, el vegniva a sfogarse con mi, e el me diseva che la giera terribile, che no la lo lassava magnar un boccon in pase; e tutta Verona dise, che la l'ha fatto morir desperà.

Ottavio: Il signor Fabrizio era un uomo collerico. Me ne ricordo. Voleva contradire a tutto. La signora Beatrice, poverina, è un poco caldetta, un poco puntigliosetta; bisogna secondarla. Io non le contradico mai, la lascio fare, la lascio dire, e fra di noi non c'è mai una differenza.

Pantalone: In sta maniera, credo anca mi che no ghe sarà gnente che dir. Co fe tutto a so modo, la taserà. Ma intanto, per causa soa, sior Florindo xe cazzà fora de casa.

Ottavio: Suo danno. Le doveva portar rispetto.

Pantalone: E sior Lelio, fio de quell’altro so mario, el se la gode in sta casa, e el fa da paron.

Ottavio: È un buon ragazzo. Di lui non mi posso dolere.

Pantalone: El xe un sempio, un allocco, un papagà, pezo del vostro servitor Arlecchin. Basta: son un galantomo, no voggio far cattivi offizi per nissun. Solamente me sento mosso a pietà del povero sior Florindo, e me par impussibile che un omo della vostra sorte abbia sto cuor de véder a penar in sta maniera el so sangue.

Ottavio: In verità dispiace anche a me.

Pantalone: Mo perché no lo feu tornar in casa?

Ottavio: Per ora non posso. La signora Beatrice è ancora contro di lui sdegnata. Si placherà a poco per volta, e spero che le cose si accomoderanno.

Pantalone: Ma almanco (compatime, sior Ottavio, se intro in ti fatti vostri: lo fazzo per el vostro decoro), almanco passeghe un mantenimento onesto e discreto. Cossa voleu ch'el fazza con sie scudi al mese?

Ottavio: Con due paoli al giorno, dice mia moglie che può vivere, e gliene deve avanzare.

Pantalone: I xe do da mantegnir: ello e la serva.

Ottavio: Che bisogno ha della serva? Corallina è nata ed allevata in casa mia; si è maritata, ed è rimasta vedova in casa mia, perché ha voluto andare a star con lui? Oh, se sapeste quanto me ne dispiace! Corallina l'ho amata come una figliuola, ed ora ha lasciato me, per andare a star con lui.

Pantalone: Anca mi ho dito qualcossa su sto proposito; e lu anca el faria de manco; ma Corallina la dise cussì che la xe nata, se pol dir, insieme co sior Florindo, che i ha magnà el medesimo latte, che la ghe vol ben come se el fusse so fradello, e che la vol star con ello, se la credesse magnar pan e agio.

Ottavio: Ecco quello che dice la signora Beatrice; tutt'e due si vogliono troppo bene; sempre chiacchieravano insieme, avevano sempre dei segreti, e dicevano male di mia consorte. Ho dovuto mandarlo via per disperazione.

Pantalone: E una serva sarà più amorosa de un padre? Sior Ottavio, tiolè in casa sto putto.

Ottavio: Lo prenderò.

Pantalone: Quando?

Ottavio: Parlerò con mia moglie, e si vedrà...

Pantalone: Tornerò qua doman. Intanto el m'ha dito ch'el gh'averia bisogno de un per de calze e de un per de scarpe. I sie scudi che gh'avè , el li ha magnai; el ve prega de un poco de bezzi.

Ottavio: Ma io...

Pantalone: Via; ghe neghereu anca questo? Un omo comodo de la vostra sorte, negherà un par de zecchini a so fio?

Ottavio: Glieli darò.

Pantalone: Demeli a mi, che ghei porterò.

Ottavio: Ora; anderò da mia moglie.

Pantalone: A cossa far?

Ottavio: Ella ha le chiavi di tutto. I due zecchini li domanderò a lei.

Pantalone: Bravo! un omo de garbo!

Ottavio: Oh, in verità mi trovo contento. Non penso a niente; ella fa tutto.

Pantalone: Oh, quanto che averessi fatto meggio a no ve maridar!

Ottavio: Obbligato. Averei fatto meglio! Sono stato sempre avvezzo ad essere accompagnato. Non poteva star senza moglie. È anche assai, che la signora Beatrice mi abbia preso. Potrebb'essere mia figliuola. E in verità, credetemi, mi vuol bene. Se vi potessi dir tutto... Ah, Pantalone mio, fareste meglio a maritarvi anche voi.

Pantalone: Mi gh'ho una putta da maridar; e i pari che gh'ha giudizio, co i resta vedui e che i gh'ha dei fioi, no i se ha da tornar a maridar.

 


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