Carlo Goldoni
L'amante militare

ATTO TERZO

SCENA QUATTORDICESIMA

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SCENA QUATTORDICESIMA

 

Corallina e detti.

 

COR. (Sotto una portiera ascolta tutto non veduta, poi con ammirazione parte)

ALON. Dove son le pistole?

GAR. Eccole, esaminatele, e caricate la vostra.

ALON. Sono due belle canne. Gli acciarini sono perfetti, bellissima incassatura. Tenete, io prendo questa e la carico.

GAR. Imparerete a trattare copari miei. (caricando la pistola)

ALON. Più flemmatico, signor tenente. (caricando la sua)

GAR. Vi abbrucerò.

ALON. Siamo in due, signor tenente.

GAR. Non siete degno di vivere.

ALON. Io ho caricato.

GAR. Voglio chiuder la porta. (va a chiudere)

ALON. Prendiamo i posti.

GAR. Ecco, appoggiamoci a queste sedie. (si appoggiano a due sedie, in distanza)

ALON. Cielo, aiutami.

GAR. (Tira, fa fuoco di fuori, e di dentro non prende)

ALON. La vostra vita è nelle mie mani. (accostandosi a don Garzia colla pistola montata)

GAR. Tirate il colpo.

ALON. No, vi dono la vita; e perché non diciate che pure a me poteva mancare il colpo, osservate. (spara all’aria)

 

 

 


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