Carlo Goldoni
La serva amorosa

ATTO TERZO

Scena Quinta. Ottavio e Corallina

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Scena Quinta. Ottavio e Corallina

 

Ottavio: (Non vedo l'ora d'esser fuori da quest'impiccio. Mi par d'avere una montagna addosso.) (da sé)

Corallina: (Si viene avanzando)

Ottavio: Signore, accomodatevi. (a Corallina)

Corallina: Ricevo le sue grazie.

Ottavio: Anche voi volete fare il notaio?

Corallina:signore.

Ottavio: Quanti anni avete?

Corallina: Venti passati.

Ottavio: Oh! quando io era della vostra età!

Corallina: (Ancora non mi conosce). (da sé)

Ottavio: Di che paese siete?

Corallina: Di questa città.

Ottavio: Di chi siete figlio?

Corallina: Signore, non mi conosce?

Ottavio: No davvero. Voi mi conoscete?

Corallina: E come!

Ottavio: Dove mi avete veduto?

Corallina: In questa casa.

Ottavio: (Si mette gli occhiali) Eppure non vi conosco.

Corallina: Mi pare assai.

Ottavio: Avete una fisonomia, che non mi par nuova ai miei occhi, ma non mi ricordo chi siate.

Corallina: Guardatemi meglio, e mi conoscerete.

Ottavio: Anche questa voce mi par di conoscerla... Oh benedetta vecchiaia! Capisco che sono un pezzo in ! Vado perdendo anche la memoria.

Corallina: Signore, l'aria di quella porta gli farà male: permette che io la chiuda?

Ottavio: Sì, caro, chiudetela. (Bel ragazzetto!) (da sé)

Corallina: (S'alza e va chiuder l'uscio per dove è andata Beatrice) (Ci vuol coraggio. Ora son nell'impegno). (da sé; torna a sedere)

Ottavio: E così, ditemi: chi siete?

Corallina: Ma possibile che non mi conosciate?

Ottavio: Sono degli anni che non pratico nessuno. Non vi conosco.

Corallina: Non sentite la voce femminile?

Ottavio: Compatitemi...Siete musico?

Corallina: Non signore, sono musica.

Ottavio: Come! donna?

Corallina: Ancora non mi conoscete?

Ottavio: Avete serrata la porta?

Corallina:signore.

Ottavio: Avete bisogno di qualche cosa? Comandate.

Corallina: Il cielo vi benedica. Comparite sempre più giovine.

Ottavio: Mi governo. Non fo strapazzi: dite, cara figlia, come avete nome?

Corallina: Ho nome Corallina.

Ottavio: Che?. .. Oh diamine! . .. Corallina?.. . (con gli occhiali)

Corallina: Si vede che vi siete affatto dimenticato di me.

Ottavio: Ih! io era lontano da voi mille miglia. In quest'abito, a quest'ora, chi se lo poteva sognare? E poi, sapete che ci vedo poco. Come qui? Qual motivo?

Corallina: Eccomi qui, in pericolo di perder anche la vita per amor vostro.

Ottavio: Oimè! Che è stato?

Corallina: Signor , siete assassinato.

Ottavio: Da chi?

Corallina: Da vostra moglie.

Ottavio: Oh via! Siete qui colle vostre solite canzonette. Tutti contro quella povera donna.

Corallina: Ma ora si tratta di tutto...

Ottavio: Non mi venite ad inquietare.

Corallina: Volete precipitare...

Ottavio: Chiamerò la signora Beatrice.

Corallina: Chetatevi, signor padrone; per amor del cielo, non vi alterate. Sono venuta per desiderio di vedervi, dopo tanto tempo che sono priva della vostra cara presenza. Questi preziosi momenti non li voglio perdere in cose odiose. Siete uomo prudente, non avete bisogno de' miei consigli. Parliamo d'altro. State bene? Siete sano? Vi ricordate più della vostra Corallina? Caro signor padrone, io vi amo teneramente. Lasciate che vi baci la mano.

Ottavio: Cara la mia Corallina, v’ho sempre voluto bene, e voi in mia vecchiezza mi avete abbandonato.

Corallina: L'ho fatto per compassione di un vostro figliuolo.

Ottavio: Che fa colui?

Corallina: Poverino! Ve lo potete immaginare.

Ottavio: Suo danno. Doveva essere meno altiero.

Corallina: Ma! In sua gioventù gli tocca a soffrire delle gran cose!

Ottavio: Che cosa soffre?

Corallina: Scarsezza di pane, necessità di tutto, il rossore di vedersi fuori di casa sua, e sopratutto piange amaramente la privazione della vista del suo caro padre...

Ottavio: Oh via! non mi venite a rattristare. In questa età non ho bisogno di piangere. (alterato)

Corallina: È vero, sono una bestia. Compatitemi, e parliamo di cose allegre. Signor padrone, io mi vorrei rimaritare.

Ottavio: Sarà ben fatto. Sei ancor giovine; e per dirtela, a star con Florindo non fai buona figura.

Corallina: È vero; lo diceva ancor io; mi preme la mia riputazione, e non ci voglio star più. Finalmente non è niente del mio. Vada lacero, vada pezzente, consumi in un giorno quello che gli date voi per un mese, che cosa ha da premere a me? Faccia delle male pratiche, a me che cosa deve importare? Io non sono sua madre; finora ho procurato di assisterlo, di governarlo, di soccorrerlo colle mie fatiche, coi miei lavori. Sono stanca di farlo, voglio pensare a me. Vada in rovina, vada in precipizio. Suo danno. Signor padrone, parliamo di cose allegre.

Ottavio: Ma! Perché ha d'andare in rovina? Non gli bastano sei scudi il mese? Non gli bastano per mangiare due paoli il giorno?

Corallina: Sì, gli basteranno. E poi, che s'ingegni. Per vestirsi ci pensi da sé. Che vada a giuocare, che faccia quello che fanno tanti altri disperati suoi pari.

Ottavio: Come! Vorresti ch'egli si gettasse coi vagabondi?

Corallina: Sentite: un giovine ozioso, fuori di casa sua, con pochi assegnamenti, e bisognoso di tutto, non può fare a meno di non gettarsi alla mala vita. Io sinora l'ho tenuto in freno. Ma sono stanca di farlo; voglio maritarmi, signor padrone, voglio goder il mondo, voglio stare allegra, non voglio pensar a' guai. Voglio far come fate voi. Allegramente, allegramente.

Ottavio: Voi mi dite delle gran cose di questo mio figliuolo.

Corallina: Oh bella! Procuro divertirvi, e voi badate a rattristarvi. Io non ne ho colpa. Parliamo di cose allegre.

Ottavio: Non so che cosa sia questa smania che mi sento di dentro. Le vostre parole mi hanno rattristato.

Corallina: Eh signor padrone, non sono state le mie parole, che vi hanno sconcertato.

Ottavio: Ma che dunque?

Corallina: La vostra coscienza.

Ottavio: Che male ho fatto io? In che ho mancato?

Corallina: Vi par poco eh, aver rovinato un figlio per secondare l'avarizia della matrigna? Non sapete che l'innocenza oppressa del povero signor Florindo grida vendetta al cielo contro lei, contro voi? Se egli si getterà per disperazione alla vita trista, chi sarà causa del suo precipizio? Chi sarà colpevole de' suoi vizi? Chi meriterà la pena delle sue colpe? Voi, signor padrone, voi. E dopo essere vissuto per tanti anni uomo onorato, uomo savio e dabbene, per causa di vostra moglie morirete pieno di rimorsi, pieno di rossore e di pentimento. Ma non voglio più affliggervi; parliamo di cose allegre.

Ottavio: Eh! ora non cerco allegria. Cara Corallina, sento una spina al cuore. Son vecchio, son vicino alla morte Oimè! Tremo. Illuminatemi per carità.

Corallina: Conoscete voi la signora Beatrice?

Ottavio: La conosco.

Corallina: Quanto vale, che non la conoscete?

Ottavio: È mia moglie, la conosco.

Corallina: Quant'è che è vostra moglie?

Ottavio: Non lo sai? Un anno.

Corallina: A conoscere una donna non bastano dieci anni. Voi non la conoscete.

Ottavio: Ma perché?

Corallina: Perché, se la conosceste, non vi lascereste da lei menar per il naso.

Ottavio: Oh via: sapete che le voglio bene, son contento di lei, non m’inquietate.

Corallina: Avete ragione. Parliamo di cose allegre. Finalmente io non ci devo entrare. È vero che sono nata in casa vostra, che vi ho amato e vi amo come padre; ma finalmente sono una povera serva. Che ha da importare a me, che il mio padrone si lasci ingannare da una donna finta? Ch'ella gli faccia le belline sul viso, e lo maledica dietro le spalle? Che mostri d'amarlo, e non veda l'ora ch'ei crepi? Che gli faccia scacciare il proprio figliuolo, per arricchire il figliastro? Che gli voglia far far testamento, per assicurare la sua fortuna, e dopo accelerar la morte del povero vecchio benefattore? Finalmente queste cose a me non faranno né male, né bene; non ci voglio pensare, non ne voglio discorrere. Signor padrone, parliamo di cose allegre.

Ottavio: Ah Corallina... Non più cose allegre; cose tetre, cose miserabili... Come! Si vuol ch'io faccia testamento per farmi poscia morire?

Corallina: Pur troppo è la verità. Ma non voglio infastidirvi. Mutiamo discorso.

Ottavio: Ah se potessi di ciò assicurarmi; vorrei prima di morire far una bella risoluzione.

Corallina: Signor padrone, parliamo quietamente, senza che vi conturbiate; che torto fate voi alla signora Beatrice a dubitar di lei per un poco?

Ottavio: Niente affatto.

Corallina: Dunque fate così. Dubitate di lei per un'ora, ed io m'impegno di farvi toccar con mano la verità. O sarà ella una buona donna, e voi fate tutto a suo modo; o sarà una finta, una bugiarda, e voi farete quello che più vi tornerà a conto.

Ottavio: Tu di' bene... Ma come posso io far questa prova?

Corallina: Sentite: fate così... Ma non vorrei, parlando di cose tetre, venirvi a noia. Volete che mutiamo discorso?

Ottavio: No, no, seguitiamo questo. Mi preme assai.

Corallina: Bisogna farsi animo, e far così... (si batte alla porta chiusa) Oimè! battono.

Ottavio: Chi sarà mai?

Corallina: Conviene aprire.

Ottavio: Ma... Il nostro discorso...

Corallina: Un altra volta. (tornano a battere)

Ottavio: Nascondetevi. Entrate nella mia camera. Colà non verrà nessuno.

Corallina: Avvisatemi se vi è pericolo. (Voglia il cielo ch'io possa condurre a fine il disegno). (da sé; entra in una camera infondo alla scena)

 


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