Carlo Goldoni
La serva amorosa

ATTO TERZO

Scena Sesta. Ottavio, poi Arlecchino

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Scena Sesta. Ottavio, poi Arlecchino

 

Ottavio: Oh, sono pure nel grand'imbroglio! Povero me! Se fosse vero... Ah, spero che non sarà. (apre) Che vuoi? (ad Arlecchino, che si presenta alla porta)

Arlecchino: El sior nodaro el dis cussì, che vussioria ghe manda...

Ottavio: Che cosa?

Arlecchino: Ghe manda...

Ottavio: Ma che? Spicciati.

Arlecchino: Ah sì! El contrasto dei novizzi.

Ottavio: Che diavolo dici? Io non ti capisco.

Arlecchino: Me par certo che l'abbia dit cussì.

Ottavio: Sei un balordo; non avrà detto così.

Arlecchino: Adess m'arrecordo: la creatura del matrimonio.

Ottavio: Eh va al diavolo, pappagallo.

Arlecchino: se el m’ha dit cussì.

Ottavio: Ma se non può stare.

Arlecchino: Ha dit la padrona, che ghe mandè quella carta da notte, che avì mess in tel cantaro .

Ottavio: Testa di legno! Vorrai tu dire quella carta di dote, che ho messo nel canterale.

Arlecchino: Circumcirca.

Ottavio: Ho capito; è nella camera dove dormo. Vattene, che ora la mando al signor notaio.

Arlecchino: I m'ha dit che la porta...

Ottavio: Va in sala, aspetta, e la porterai.

Arlecchino: Vado in sala, e la porterai. (parte)

Ottavio: Presto, sentiamo che cosa sa dirmi quella buona donna di Corallina. (in atto di partire)

 


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