Carlo Goldoni
Il servitore di due padroni

ATTO PRIMO

Scena Diciassettesima. Truffaldino, poi Florindo

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Scena Diciassettesima. Truffaldino, poi Florindo

 

TRUFFALDINO La diga, la senta. Bon viazo. Non m'ha gnanca dito a qual dei mi padroni ghe l'ho da dar.

FLORINDO E bene, hai tu ritrovato Pasquale?

TRUFFALDINO Sior no, no l'ho trovà Pasqual, ma ho trovà uno, che m'ha una borsa con cento ducati.

FLORINDO Cento ducati? Per farne che?

TRUFFALDINO Disim la verità, sior padron, aspetteu denari da nissuna banda?

FLORINDO Sì ho presentata una lettera ad un mercante.

TRUFFALDINO Donca sti quattrini i sarà vostri.

FLORINDO Che cosa ha detto chi te li ha dati?

TRUFFALDINO El m'ha dit, che li daga al me padron.

FLORINDO Dunque sono miei senz'altro. Non sono io il tuo padrone? Che dubbio c'è?

TRUFFALDINO (Nol sa gnente de quell'alter padron).

FLORINDO E non sai chi te li abbia dati?

TRUFFALDINO Mi no so; me par quel viso averlo visto un'altra volta, ma no me recordo.

FLORINDO Sarà un mercante, a cui sono raccomandato.

TRUFFALDINO El sarà lu senz'altro.

FLORINDO Ricordati di Pasquale.

TRUFFALDINO Dopo disnar lo troverò.

FLORINDO Andiamo dunque a sollecitare il pranzo (entra nella locanda).

TRUFFALDINO Andemo pur. Manco mal che sta volta non ho fallà. La borsa l'ho dada a chi l'aveva d'aver (entra nella locanda).


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