Carlo Goldoni
L'amante militare

ATTO TERZO

SCENA SEDICESIMA

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SCENA SEDICESIMA

 

Don Sancio, Pantalone e detti.

 

PANT. La resti servida, illustrissimo padron, i è qua tutti do.

SANC. E sarà vero che due uffiziali sieno l’inquietudine del reggimento? sieno lo scandalo dell’armata? Don Garzia, ieri io stesso mandai mio nipote in arresto, poiché egli a provocarvi fu il primo. Oggi so che voi lo avete sfidato colla pistola. Che vi ha egli fatto? Lo avete in odio? Volete spargere il di lui sangue? Che azione eroica sarà la vostra? Che bell’impresa d’un guerrier valoroso! Il generale sarà informato della vostra condotta, vi darà il premio che meritate.

PANT. (Cara ela, la me lo fazza andar via, per amor del cielo). (piano a don Sancio)

BEAT. Caro don Garzia...

GAR. Che siate maledetta!

BEAT. (O che bestia!) (da sé)

SANC. E voi, don Alonso, non potete staccarvi da questa casa? Qui non è il vostro quartiere. Qui non vi chiamano le vostre incombenze.

PANT. Ghe l’ho dito anca mi, che el se contenta de andar via: ma bisogna che tasa.

ALON. Io non sono venuto in casa vostra violentemente. Amo la signora Rosaura, e a voi l’ho chiesta in consorte. (a Pantalone)

PANT. E mi cossa ghoggio dito?

ALON. Voi non mi avete messo fuor di speranza.

PANT. Ho dito che a un militar no la vôi dar.

SANC. Orsù, nipote, l’ora s’avanza; voi dovete marciar colla compagnia.

ALON. Per dove, signore?

SANC. Non lo sapete? Ecco come perdete il tempo. Il generale, pochi momenti sono, ha pubblicata la pace.

ALON. La pace?

GAR. La pace?

ROS. È fatta la pace? (a Pantalone)

PANT. Cussì i dise.

BEAT. Don Garzia, è fatta la pace?

GAR. Così partirò, e non v’avrò più innanzi agli occhi.

BEAT. (Va, che ti possa rompere l’osso del collo). (da sé)

ALON. Ah don Sancio, mio amorosissimo zio e capitano. Uditemi con amore paterno, e compatitemi con cuore umano. Amo questa onorata fanciulla, quanto amare si possa, l’amo più di me stesso, l’amo più della vita mia. Ho però sempremai preferito all’amore l’onore, e ho sacrificato la mia passione ai doveri di buon soldato, agl’impegni d’un guerrier onorato. Promisi servire il mio Sovrano, finché durava la guerra; giurai di sposar Rosaura, stabilita la pace. Se ora rinunzio nelle mani del generale l’onorato carico ch’io sostenni, soddisfo ad un tratto ad ambedue gl’impegni miei. Non avrei ciò fatto in mezzo ai pericoli della guerra. Posso ora farlo, che ho adempito al dovere, che restituisco glorioso qual mi fu consegnato il vessillo reale, e che lasciando di me nell’esercito onorata memoria, passerò, senza rimorsi al cuore, dallo stendardo di Marte a quello d’Amore.

ROS. (Caro alfierino, come ha parlato bene!) (da sé)

PANT. (Bisogna darghela, no gh’è remedio). (da sé)

SANC. Nipote, voi mi sorprendete. Non dico che tale rinunzia possa ora pregiudicare alla vostra fama; vi pongo però davanti agli occhi il facile vostro avanzamento, e pel merito della vostra casa, e pel vostro valore.

ALON. Che mi parlate di avanzamento, di cariche, di fortuna? Mirate Rosaura, in essa ho collocato il mio bene. Bastami l’acquisto del di lei cuore. Deh, lasciatemi in pace la mia fortuna.

SANC. Non so che dire, siete padron di voi stesso, siete provveduto di beni. La pace del cuore è la maggior felicità della terra: non intendo di levarvela, non ho coraggio d’oppormi. Parlerò per voi al generale medesimo, e s’ei v’accorda il congedo, non temete che vostro zio possa formare ostacolo alla vostra felicità.

ALON. Cara Rosaura, sarete mia.

PANT. Sala, sior, che ghe son anca mi?

ROS. Caro padre, abbiate pietà.

ALON. Ve la chiedo colla maggior premura.

PANT. Almanco che no para un pandolo; via, se el vostro general se contenta, sposèla, che me contento anca mi.

ALON. Deh, amorosissimo zio, non trascurate di parlare in tempo per me; la marcia è vicina; intercedete dal generale, ch’io ne possa essere dispensato.

SANC. Sì, don Alonso, vado per consolarvi; e tuttoché risenta al vivo la perdita di un nipote a me caro, preferisco alla vostra pace qualunque mia privata soddisfazione. Don Garzia, seguitatemi.

GAR. Eccomi. Don Alonso, vado per voi in arresto; ciò non ostante riconosco da voi la vita, e come amico vi abbraccio.

ALON. Deh signore zio, risparmiate la pena a chi pentito si mostra.

SANC. Sì, quest’atto di rassegnazione lo merita; seguitemi e non temete. (parte)

BEAT. Don Garzia, me ne consolo.

GAR. Nulla m’importa né di voi, né delle vostre consolazioni. (parte)

 

 

 


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