Carlo Goldoni
Il servitore di due padroni

ATTO SECONDO

Scena Settima. Smeraldina e detti

Precedente

Successivo

Link alle concordanze:  Normali In evidenza

I link alle concordanze si evidenziano comunque al passaggio

Scena Settima. Smeraldina e detti

 

SMERALDINA Fermatevi; che diamine fate? (leva la spada a Clarice). E voi, cane rinnegato, l'avreste lasciata morire? (a Silvio). Che cuore avete di tigre, di leone, di diavolo? Guardate il bel suggettino, per cui le donne s'abbiano a sbudellare! Oh siete pur buona, signora padrona. Non vi vuole più forse? Chi non vi vuol, non vi merita. Vada all'inferno questo sicario, e voi venite meco, che degli uomini non ne mancano; m'impegno avanti sera trovarvene una dozzina (getta la spada in terra, e Silvio la prende).

CLARICE (piangendo) Ingrato! Possibile che la mia morte non vi costasse un sospiro? Sì, mi ucciderà il dolore; morirò, sarete contento. Però vi sarà nota un giorno la mia innocenza, e tardi allora, pentito di non avermi creduto, piangerete la mia sventura e la vostra barbara crudeltà (parte).

 


Precedente

Successivo

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (VA1) - Some rights reserved by Èulogos SpA - 1996-2009. Content in this page is licensed under a Creative Commons License