Carlo Goldoni
Il servitore di due padroni

ATTO TERZO

Scena Prima. Truffaldino solo, poi due Camerieri

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ATTO TERZO

 

Scena Prima. Truffaldino solo, poi due Camerieri

 

Sala della locanda con varie porte

 

TRUFFALDINO Con una scorladina ho mandà via tutto el dolor delle bastonade; ma ho magnà ben, ho disnà ben, e sta sera cenerò meio, e fin che posso vòi servir do padroni, tanto almanco che podesse tirar do salari. Adess mo coss'òia da far? El primo patron l'è fora de casa, el segondo dorme; poderia giust adesso dar un poco de aria ai abiti; tirarli fora dei bauli, e vardar se i ha bisogno de gnente. Ho giusto le chiavi. Sta sala l'è giusto a proposito. Tirerò fora i bauli, e farò pulito. Bisogna che me fazza aiutar. Camerieri (chiama).

CAMERIERE (viene in compagnia d'un garzone) Che volete?

TRUFFALDINO Voria che me dessi una man a tirar fora certi bauli da quelle camere, per dar un poco de aria ai vestidi.

CAMERIERE Andate: aiutategli (al garzone).

TRUFFALDINO Andemo, che ve darò de bona man una porzion de quel regalo che m'ha fatto i me padroni (entra in una camera col garzone).

CAMERIERE Costui pare sia un buon servitore. È lesto, pronto, attentissimo; però qualche difetto anch'egli avrà. Ho servito anch'io, e so come la va. Per amore non si fa niente. Tutto si fa o per pelar il padrone, o per fidarlo.

TRUFFALDINO (dalla suddetta camera col garzone, portando fuori un baule) A pian; mettemolo qua (lo posano in mezzo alla sala). Andemo a tor st'altro. Ma femo a pian, che el padron l'è in quell'altra stanza, che el dorme (entra col garzone nella camera di Florindo).

CAMERIERE Costui o è un grand'uomo di garbo, o è un gran furbo: servir due persone in questa maniera non ho più veduto. Davvero voglio stare un po'attento; non vorrei che un giorno o l'altro, col pretesto di servir due padroni, tutti due li spogliasse.

TRUFFALDINO (dalla suddetta camera col garzone con l'altro baule) E questo mettemolo qua (lo posano in poca distanza da quell'altro). Adesso, se volè andar, andè, che no me occorre altro (al garzone).

CAMERIERE Via, andate in cucina (al garzone che se ne va). Avete bisogno di nulla? (a Truffaldino).

TRUFFALDINO affatto. I fatti mii li fazzo da per mi.

CAMERIERE Oh va, che sei un omone; se la duri, ti stimo (parte).

TRUFFALDINO Adesso farò le cosse pulito, con quiete, e senza che nissun me disturba (tira fuori di tasca una chiave) Qual èla mo sta chiave? Qual averzela de sti do bauli? Proverò (apre un baule). L'ho indovinada subito. Son el primo omo del mondo. E st'altra averzirà quell'altro (tira fuori di tasca l'altra chiave, e apre l'altro baule). Eccoli averti tutti do. Tiremo fora ogni cossa (leva gli abiti da tutti due i bauli e li posa sul tavolino, avvertendo che in ciaschedun baule vi sia un abito di panno nero, dei libri e delle scritture, e altre cose a piacere). Voio un po veder, se gh'è niente in te le scarselle. Delle volte i ghe mette dei buzzolai, dei confetti (visita le tasche del vestito nero di Beatrice, e vi trova un ritratto). Oh bello! Che bel ritratto! Che bell'omo! De chi saral sto ritratto? L'è un'idea, che me par de cognosser, e no me l'arrecordo. El ghe someia un tantinin all'alter me padron; ma no, nol gh'ha né sto abito, né sta perrucca.

 


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