Carlo Goldoni
Il servitore di due padroni

ATTO TERZO

Scena Seconda. Florindo nella sua camera, e detto

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Scena Seconda. Florindo nella sua camera, e detto

 

FLORINDO Truffaldino (chiamandolo dalla camera).

TRUFFALDINO O sia maledetto! El s'ha sveià. Se el diavol fa che el vegna fora, e el veda st'alter baul, el vorrà saver... Presto, presto, lo serrerò, e dirò che no so de chi el sia (va riponendo le robe).

FLORINDO Truffaldino (come sopra).

TRUFFALDINO La servo (risponde forte). Che metta via la roba. Ma! No me recordo ben sto abito dove che el vada. E ste carte no me recordo dove che le fusse.

FLORINDO Vieni, o vengo a prenderti con un bastone? (come sopra).

TRUFFALDINO Vengo subito (forte, come sopra). Presto, avanti che el vegna. Co l'anderà fora de casa, giusterò tutto (mette le robe a caso nei due bauli, e li serra).

FLORINDO (esce dalla sua stanza in veste da camera) Che cosa diavolo fai? (a Truffaldino).

TRUFFALDINO Caro signor, no m'ala dito che repulissa i panni? Era qua che fava l'obbligo mio.

FLORINDO E quell'altro baule di chi è?

TRUFFALDINO No so gnente; el sarà d'un altro forestier.

FLORINDO Dammi il vestito nero.

TRUFFALDINO La servo (apre il baule di Florindo, e gli il suo vestito nero). Florindo si fa levare la veste da camera, e si pone il vestito; poi, mettendo le mani in tasca, trova il ritratto.

FLORINDO Che è questo? (maravigliandosi del ritratto).

TRUFFALDINO (Oh diavolo! Ho fallà. In vece de metterlo in tel vestido de quel alter, l'ho mess in questo. El color m'ha fatto fallar).

FLORINDO (Oh cieli! Non m'inganno io già. Questo è il mio ritratto; il mio ritratto che donai io medesimo alla mia cara Beatrice). Dimmi, tu, come è entrato nelle tasche del mio vestito questo ritratto, che non vi era?

TRUFFALDINO (Adesso mo no so come covrirla. Me inzegnerò).

FLORINDO Animo, dico; parla, rispondi. Questo ritratto, come nelle mie tasche?

TRUFFALDINO Caro sior padron, la compatissa la confidenza che me son tolto. Quel ritratt l'è roba mia; per no perderlo, l'aveva nascosto drento. Per amor del ciel, la me compatissa.

FLORINDO Dove hai avuto questo ritratto?

TRUFFALDINO L'ho eredità dal me padron.

FLORINDO Ereditato?

TRUFFALDINO Sior Sì, ho servido un padron, l'è morto, el m'ha lassa delle bagattelle che le ho vendude, e m'è resta sto ritratt.

FLORINDO Oimè! Quanto tempo è che è morto questo tuo padrone?

TRUFFALDINO Sarà una settimana. (Digo quel che me vien alla bocca).

FLORINDO Come chiamavasi questo tuo padrone?

TRUFFALDINO Nol so, signor; el viveva incognito.

FLORINDO Incognito? Quanto tempo lo hai tu servito?

TRUFFALDINO Poco: diese o dodese zorni.

FLORINDO (Oh cieli! Sempre più tremo, che non sia stata Beatrice! Fuggi in abito d'uomo... viveva incognita... Oh me infelice, se fosse vero!).

TRUFFALDINO (Col crede tutto, ghe ne racconterò delle belle).

FLORINDO Dimmi, era giovine il tuo padrone? (con affanno).

TRUFFALDINO Sior si, zovene.

FLORINDO Senza barba?

TRUFFALDINO Senza barba.

FLORINDO (Era ella senz'altro) (sospirando).

TRUFFALDINO (Bastonade spereria de no ghe n'aver).

FLORINDO Sai la patria almeno del tuo defonto padrone?

TRUFFALDINO La patria la saveva, e no me l'arrecordo.

FLORINDO Turinese forse?

TRUFFALDINO Sior si, turinese.

FLORINDO (Ogni accento di costui è una stoccata al mio cuore). Ma dimmi: è egli veramente morto questo giovine torinese?

TRUFFALDINO L'è morto siguro.

FLORINDO Di qual male è egli morto?

TRUFFALDINO Ghvegnù un accidente, e l'è andà. (Cusì me destrigo).

FLORINDO Dove è stato sepolto?

TRUFFALDINO (Un altro imbroio). No l'è stà sepolto, signor; perché un alter servitor, so patrioto, l'ha avù la licenza de metterlo in t'una cassa, e mandarlo al so paese.

FLORINDO Questo servitore era forse quello che ti fece stamane ritirar dalla Posta quella lettera?

TRUFFALDINO Sior sì, giusto Pasqual.

FLORINDO (Non vi è più speranza. Beatrice è morta. Misera Beatrice! i disagi del viaggio, i tormenti del cuore l'avranno uccisa. Oimè! non posso reggere all'eccesso del mio dolore (entra nella sua camera).

 


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