Carlo Goldoni
Lo scozzese

ATTO PRIMO

SCENA PRIMA     Fabrizio, garzoni e Monsieur la Cloche

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ATTO PRIMO

 

 

 

SCENA PRIMA

 

 

Fabrizio, garzoni e Monsieur la Cloche

 

CLO. Datemi del caffè col latte. (va a sedere ad un tavolino)

FABR. Servite monsieur la Cloche. (ai Giovani)

CLO. Avete ancora avuto i foglietti?

FABR. Sì, signore. Vi servo subito. (va a prendere i fogli) Ecco la Gazzetta d'Olanda, ecco quella d'Utrecht. Questo è il Mercurio di Francia. e questo è il foglio di Londra. Avrete campo di divertirvi. (gli portano il caffè)

CLO. Ma possibile Fabrizio, che non si possa da voi sapere, chi sia quella forestiera che alberga qui da voi nell'appartamento terreno?

FABR. Perdonatemi. perché voler insistere in questa curiosità?

CLO. Sono tre mesi che una straniera incognita alloggia nel vostro albergo. È giovane, è bella, è graziosa. e non si ha da avere curiosità di sapere chi è, donde viene, e a qual oggetto si tiene occulta?

FABR. Che interesse ci avete voi? Qual ragione vi stimola a sapere i di lei segreti?

CLO. Io non ci ho interesse veruno. ma son portato naturalmente a sapere tutte le novità. e quanto più ci trovo degli ostacoli, tanto più mi accendo di volontà di sapere. La sera, nelle conversazioni che io frequento, tutti da me aspettano qualche cosa di nuovo. Ho sentito di già parlare da qualcheduno di questa vostra ospite sconosciuta: si sa ch'io vengo tutti i giorni a prendere il caffè alla vostra bottega, ch'io frequento la tavola rotonda del vostro albergo, e sono in impegno di render conto di questa incognita. Se voi fate capitale di me, o mi avete a confidare chi ella è, o mi avete da facilitare l'introduzione, perché possa rilevarlo io medesimo dal modo suo di parlare.

FABR. Voi mi domandate due cose che da me non dipendono. Non posso dirvi chi ella è, perché non lo so nemmen io. e non mi è permesso introdurvi, perch'ella non vuol nessuno.

CLO. Come potete dire, non vuol nessuno se io so di certo ch'ella parla, e tratta, e conversa con milord Murrai?

FABR. Sì, è vero. Milord è venuto qualche volta a vederla. ma non l'ha mai voluto ricever sola e non si è contentata della compagnia della sua cameriera, ma ha voluto che ci fosse presente mia moglie, o io, o alcun altro della mia famiglia.

CLO. Ebbene, le parlerò anch'io in presenza vostra, e di vostra moglie, e di tutta la vostra famiglia.

FABR. Orsù, signore, scusatemi: son un uomo d'onore, e mi dovreste conoscere bastantemente.

CLO. Povero Fabrizio! voi fate due mestieri che vi dovrebbono far uomo ricco. Caffè e locanda sono due sorgenti felicissime di profitto. ma non sapete fare né l'uno, né l'altro. Chi è quel locandiere, che in un caso simile non sapesse trovar il pretesto per introdurre un galantuomo nelle camere di una forestiera? Chi è quel caffettiere, che non cercasse di coltivare gli avventori alla sua bottega, facilitando e procurando i mezzi per soddisfarli?

FABR. Io sono un uomo da bene, un locandiere onesto un caffettiere onorato. (riscaldandosi)

CLO. Voi siete uno stravagante, (s'alza con isdegno) e alla vostra bottega non ci verrò più.

FABR. Mi farete piacere.

CLO. Farò tanto, che saprò chi è quella donna. e vi pentirete di non avermelo voi confidato.

FABR. Fo il mio dovere, e non avrò occasion di pentirmene.

CLO. Basta, basta, ci parleremo. Signor uomo da bene, signor caffettiere onorato, ci parleremo. (parte)

 

 

 


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