Carlo Goldoni
Lo scozzese

ATTO SECONDO

SCENA QUINTA   Lindana, Marianna, Fabrizio ed il suddetto

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SCENA QUINTA

 

Lindana, Marianna, Fabrizio ed il suddetto.

 

FABR. Signore, ecco qui la giovane forestiera, che persuasa da me del vostro carattere, vi usa una distinzione non praticata con altri. (a Friport)

FRIP. (Si leva un poco il cappello, e seguita a leggere la gazzetta)

LIND. (Quest'uomo, che ora vien dall'America, potrebbe darmi qualche relazione per me avvantaggiosa).

FRIP. Perché non sedete? (a Lindana)

LIND. Vi veggio occupato. non vorrei disturbarvi.

FRIP. Leggo i foglietti. L'articolo dell'Indie m'interessa infinitamente.

LIND. (Ah! il mio cuore n'è interessato forse più di nessuno).

FRIP. Venite qua. sedete presso di me. prenderemo il cioccolato insieme.

LIND. Vi ringrazio. non ne prendo mai.

FABR. (È sempre eguale, sempre modesta e riservatissima). (piano a Friport)

FRIP. Accostatevi. sedete presso di me. facciamo un poco di conversazione.

LIND. Scusatemi. io non faccio la conversazione colle persone che non conosco.

FRIP. Io sono in Londra assaissimo conosciuto. Mi chiamo Friport, galantuomo, ricco negoziante. informatevi con Fabrizio.

FABR. Sì, signora, il più onesto, il più sincero uomo del mondo.

LIND. Avete voi cognizione della Giammaica?

FRIP. Sì, ci sono stato sei volte. Vengo ora da quel paese.

LIND. (Oh cieli! vorrei parlar di mio padre. ma non so come fare: non vorrei inavvedutamente scoprirmi).

FRIP. Una parola. (chiamandola)

LIND. A me, signore?

FRIP. Sì, a voi una parola: accostatevi.

LIND. Ditela, signore. Vi sentirò benissimo dove sono.

FRIP. Accostatevi. Non voglio che tutti sentano. Sono un galantuomo, e non mi puzza il fiato, e non vi pentirete d'avermi udito.

LIND. (Avesse egli qualche arcano da confidarmi?) Son qui, che cosa volete dirmi? (s'accosta)

FRIP. Sedete.

LIND. Non importa. sto bene.

FRIP. La civiltà vorrebbe che anch'io m'alzassi. ma se voi state bene in piedi, io sto bene a sedere.

LIND. State come vi piace. (Il carattere mi par di un uomo sincero).

FRIP. Alle corte: io non son uomo da complimenti. Mi è stato detto di voi un grandissimo bene. e trovo che mi hanno detto la verità. Voi siete povera, e virtuosa. (piano a Lindana)

LIND. Io povera? Chi vi ha detto questo, signore? (alterata)

FRIP. Me l'ha detto il padrone di quest'albergo, ch'è un galantuomo. ed io gli credo perfettamente.

LIND. Ah! signore, questa volta, credetemi, non ha detto la verità. Io non ho bisogno di nulla.

FRIP. Vi volete nascondere per modestia. e forse, forse, per orgoglio. So che non avete il vostro bisogno, e che qualche volta vi manca il pane. (piano)

LIND. Ma che modo è il vostro di far arrossire con tali ingiurie?

FRIP. Tacete. non fate che nessuno ci senta. Il mio viaggio della Giammaica mi ha profittato cinquemila ghinee. Io ho sempre accostumato di dare una parte del mio guadagno per elemosina. Dando a voi cinquanta ghinee, non fo che pagare il mio debito. Non vo' cerimonie, non voglio ringraziamenti. Tenete. Riponete la borsa. ed osservate la segretezza. (le una borsa, e si mette a leggere le gazzette. Lindana lascia la borsa sul tavolino e si scosta un poco)

LIND. (Ah! trovomi in tal maniera mortificata, che non ardisco più di parlare. Oh cieli! tutto mi avvilisce tutto mi affligge. Grande è la generosità di quest'uomo. ma non è minore l'oltraggio che io ne ricevo).

MARIAN. (Fabrizio, la padrona è molto turbata. Che cosa mai le avrà detto quell'uomo?) (piano a Fabrizio)

FABR. (Io credo che le voglia dare qualche soccorso, e ch'ella sdegni riceverlo). (piano a Marianna)

MARIAN. (Oh, voglia il cielo che non lo ricusi! So io la vita miserabile che facciamo). (piano a Fabrizio)

LIND. Signore. (a Friport)

FRIP. Io non voglio ringraziamenti.

LIND. Permettetemi ch'io vi dica, che la vostra liberalità mi sorprende. ma ch'io non sono in grado di ricevere il danaro che voi mi offrite. poiché, per dirvi la verità, io non isperofacilmente venire in istato di potervelo restituire.

FRIP. E chi vi ha parlato di restituzione? Ve l'ho donato.

LIND. Mi penetra il cuore la vostra bontà. ma io non sono in grado di approfittarmene. Riprendete la vostra borsa, e siate certo della mia ammirazione e della mia gratitudine.

FRIP. (Scioccherie! si persuaderà). (da , e si mette a leggere)

MARIAN. (Signora, una parola). (a Lindana)

LIND. (Che cosa vuoi?) (piano a Marianna)

MARIAN. (Deh! se non volete prender per voi, prendete qualche cosa per me. Io vi servo nelle vostre disgrazie: ma le nostre indigenze crescono ogni più. e mi pare un'ingratitudine di ricusare la provvidenza). Signore, compatite la mia padrona. ella è di costume assai delicato. ma convien confessare la verità: siamo in qualche bisogno... e senza il vostro soccorso... (a Friport, che seguita a leggere la gazzetta)

LIND. (Ah! Marianna, tu vuoi farmi morire di rossore).

MARIAN. (Voi mi volete far morire di fame).

LIND. No, non sarà mai vero, che possa dirsi ch'io abbia condisceso ad una viltà. Io non conosco l'animo di quel mercadante: mostra di farlo per compassione, ma potrebbe avere qualche disegno. e quando una fanciulla accetta i presenti di un uomo, fa sospettare che sia disposta a pagarne il prezzo.

MARIAN. (Quand'ella parla, non si sa cosa rispondere).

FRIP. Ehi! (a Marianna)

MARIAN. Signore. (a Friport)

FRIP. Che cosa dice? (a Marianna)

MARIAN. Dice delle cose che mi fanno raccapricciare. Dice che i regali d'un uomo possono far sospettare dell'onoratezza di una fanciulla.

FRIP. Ella non sa quello che si dica. Perché sospettare in me un cattivo disegno, in tempo ch'io faccio un'azione buona? (forte, che Lindana senta)

MARIAN. Sentite, signora? (a Lindana)

LIND. Sì, la sua intenzione sarà buonissima. ma il mondo direbbe ch'egli mi ama. (piano a Marianna)

MARIAN. Signore, ella ha paura che il mondo dica che voi l'amate.

FRIP. Che pazzia! che immagine sciocca! Io non l'amo, e il mondo sa ch'io non fo all'amore. Assicuratela ch'io non l'amo. e che non m'importa né di lei, né delle più belle donne del mondo. L'ho veduta una volta sola. e se non la vedo più, non ci penso. Addio addio. (osserva l'orologio e s'alza) L'ora è tarda: ho degli affari. (a Lindana, e parte, lasciando la borsa)

LIND. Fabrizio.

FABR. Signora.

LIND. Prendete questa borsa. Portatela assolutamente al signor Friport. Assicuratelo della mia stima. e ditegli ch'io non ho bisogno di niente. (gli la borsa)

FABR. Sarete servita. (La terrò io in deposito, e servirà a soccorrerla un giorno ne' suoi bisogni). (parte)

 

 

 


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