Carlo Goldoni
Lo scozzese

ATTO QUARTO

SCENA SETTIMA   Milord e le suddette

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SCENA SETTIMA

 

Milord e le suddette.

 

MURR. Ah! qual perfida lingua, qual lingua indegna può macchiar di sì nera colpa il mio nome, l'onor mio, la mia fede?

LIND. Sostienmi: non mi reggo in piedi. (a Marianna, appoggiandosi)

MARIAN. Un cane, una tigre, non avrebbe il cuore che voi avete. (a Milord, sostenendo Lindana)

MURR. A me un tale insulto? In faccia mia si ardisce ancora di sostenere una calunniaorrida, sì vergognosa?

MARIAN. E chi era altri che voi informato della padrona?

MURR. Lo sarà stato meglio di me chi avrà meritato prima la sua confidenza. lo sarà per lo meno colui che collo sborso di cinquecento ghinee si è fatto un merito nel cuore della tua padrona.

LIND. Non insultate una sventurata nella parte almen dell'onore. Il danaro che questa mane mi ha offerto Friport, fu da me ricusato. (con mestizia)

MURR. Vorreste farmi anche in ciò travedere. L'ho veduto io stesso depositar il danaro nelle mani del ministro di Corte, per liberarvi dalla carcere in cui vi volevano rinserrata.

LIND. Ah misera! Ah disperata ch'io sono! A me carcere? A me un tale sfregio? Evvi per me chi ardisce pagar denaro? Io la favola del paese? Io il ludibrio del mondo? Oh rossore! Oh vergogna! Non vo' più vivere. non vo più soffrire. Un ferro, un veleno, una morte: una morte per carità!

 

 

 


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