Carlo Goldoni
Lo scozzese

ATTO QUARTO

SCENA DODICESIMA   Miledi Alton poi Milord Murrai

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SCENA DODICESIMA

 

Miledi Alton poi Milord Murrai

 

MIL. Uomo vile, nato nel fango, e reso superbo dallo splendore dell'oro. Ma gli farò costar cara la villania che mi usa. Ah! Murrai, per tua cagione soffrir mi tocca gl'insulti. ma stanca sono di menar per te questa vita, e tu non meriti l'amor mio. Sì, mi staccherò dalla memoria e dal cuore quest'inumano. Ma non lascierò invendicati i miei torti. Saranno scopo di mia vendetta Friport, Lindana, Murrai, e tutti quelli che hanno eccitato le mie collere e il mio risentimento.

MURR. (Uscendo dalla camera di Lindana, parla sulla porta) Torno a momenti. Parlato ch'io abbia col signor Friport, tornerò dalla mia adorata Lindana. Fabrizio, aspettatemi.

MIL. Ah! il perfido esce dalla sua diva. E ho da soffrire il confronto di una donna incognita, di una avventuriera sospetta? No, non fia vero. Lo tratterò come merita. e non potrà vantarsi almeno...

MURR. Voi qui, Miledi?

MIL. Sì, ci sono per mio rossore.

MURR. Veramente non è cosa degna di voi il frequentare un pubblico albergo.

MIL. Frutto del trattamento indegno che mi faceste.

MURR. Ah! Miledi, ritornate in voi stessa. Il cielo non ci ha fatto nascere per unirci insieme. Veggio con estremo cordoglio l'amore, la tenerezza che per me avete...

MIL. Io amore? Io tenerezza per voi? V'ingannate: v'odio, vi detesto, v'abborro. Mi pento d'avervi amato: non penso a voi che con ira, e con ispirito di vendetta. Levatevi dal pensiere ch'io v'ami. e perché la superbia vostra non vi lusinghi a credermi appassionata, ecco una prova dell'odio mio, ecco un testimonio ch'io vi abbandono per sempre. Mirate il foglio de' vostri impegni, profanato dalla vostra barbara infedeltà. Lo lacero in faccia vostra, e fo di voi quel conto che meritate (lacera la scrittura e la getta in terra)

MURR. (Raccoglie i pezzi del foglio stracciato, con placidezza) Miledi, io non so se debba dolermi o ringraziarvi di cotal atto. Finché viveva al mondo un obbligo da me contratto per solo rispetto al mio genitore, dovea da voi dipendere per ottenere la libertà, e dispor di me stesso a seconda delle mie inclinazioni. Ora, sia giustizia o vendetta, mi rendeste libero. mi faceste padron di me stesso. Permettetemi dunque ch'io vi ringrazi...

MIL. Ah! mi deridete ancora, indiscreto?

MURR. No, calmatevi per un momento, e ascoltatemi. Sapete che noi non siam padroni di noi medesimi: che ci comanda amore, e che siam costretti a obbedire. Sapete che quest'amore è un tiranno, che crudelmente si vendica di chi l'oltraggia. Quanti orribili esempi non ci atterriscono di quest'amore vendicativo? Matrimoni infelici, divorzi ingiuriosi, spose neglette, mariti esuli, famiglie precipitate. Avete mai udito per avventura i disperati congiunti caricar di maledizioni il nodo, i consiglieri e gli amici? Noi, Miledi, noi ci troveremmo nel caso, se ad onta delle inclinazioni del cuore, se a dispetto di quell'amore che mi comanda, vi avessi porta la mano. Il cielo vi ama e vi protegge, allora quando vi credete più abbandonata. Questa eroica risoluzione che or vi tormenta, è quella stessa di un infermo che troncasi coraggiosamente una mano per non perdere la vita. Voi vi private d'un cuore che non sa amarvi, ed acquistate la libertà di farvi amare da chi più merita gli affetti vostri. Consolatevi adunque: vi concedano i numi sposo più degno, amor più felice, tranquillità più serena.

MIL. Ah! Milord, il vostro ragionamento è artifizioso, è maligno. Meco non parlereste in tal guisa, se affascinato non foste dalle indegne fiamme di una femmina avventuriera.

MURR. Miledi, giudicate meglio di me e di quella ch'io amo. La sua condizione non mi può far arrossire. Ella non cede a veruna in nobiltà, e supera molte altre in virtù.

MIL. Ho capito: altri rimproveri da voi non soffro. Godete della di lei bellezza. approfittate delle ammirabili sue virtù. Ma quanto è più virtuosa, se non cambiate costume, tanto meno la meritate. Per me vi lascio, vi abbandono per sempre. Sì, valerommi de' vostri arguti concetti. Fui lungamente inferma nel cuore: saprò reciderne coraggiosa la parte infetta dal vostro amore. e superato il primo dolore, acquisterò col tempo la pace e la libertà. (parte)

MURR. Sian grazie ai numi. Vadasi subito a consolare Lindana con questo novello trionfo dell'amor mio. Ora posso offerirle un cuore libero da ogni catena. O donne amabili! O donne consolatrici! Pera chi vi rimprovera, chi v'insulta. L'una mi consola coll'amor suo. l'altra mi benefica col suo sdegno. (entra da Lindana)


 

 

 


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