Carlo Goldoni
La scuola di ballo

ATTO QUINTO

SCENA PRIMA   Monsieur Rigadon e Ridolfo.

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ATTO QUINTO

 

 

 

SCENA PRIMA

 

Monsieur Rigadon e Ridolfo.

 

RIG.

Grazie al cielo, sto bene. Ho ben mangiato;

Dopo del desinare ho un po' dormito;

Son propriamente refiziato.

RID.

Siete, per dirla, un uomicciol compito;

Quando in casa da voi si fa baldoria,

A me non fassi il generoso invito.

Pur di me dovevate aver memoria,

Che vi ho fatto locar la ballerina

Con profitto comune, e con mia gloria.

RIG.

Vi voleva invitar questa mattina,

Ma mi è andato di mente, trar di secoli

Qualche volta mi suol la Giuseppina.

Per quanto serio attentamente i' specoli

Per conoscere il cor di quella donna,

Non arrivo a capirlo in dieci secoli.

A me talora, come a sua colonna,

Par ch'ella pensi; e poi se dolcemente

Seco parlo d'amor, sbaviglia e assonna.

RID.

Maestro mio, dirò sinceramente

E con vera amistà quel che mi pare

Intorno ai grilli della vostra mente.

La peggior cosa che possiate fare

Contro il vostro interesse, è il far l'amore

Colle vostre dolcissime scolare.

Prima di tutto il loro precettore

Non lo stimano più. Rende l'affetto

L'alterigia del sesso ancor maggiore.

O non fanno niente, o per dispetto

Fanno le cose, e il maestro innamorato

Non può, non sa correggere il difetto.

E se talvolta per lo zelo irato,

Colle scolare a taroccar si mette,

Corre periglio d'esser malmenato.

E invece di ritrar dalle civette

L'util corrispondente alla fatica,

E l'unguento e le pezze vi rimette.

Amico mio, non fate che si dica,

Che monsieur Rigadon nella sua scola

Tenga le mule per la sua lettica.

RIG.

Dite ben, dite ben; vi do parola,

Che tutte le terrò in soggezione;

Altra non voglio amar che questa sola.

Anzi per dirvi la mia intenzione,

Ho pensato di prenderla in isposa

Per terminar di mettermi in canzone.

RID.

Giuseppina è contenta?

RIG.

È sì amorosa

Qualche volta per me, che son sicuro

Sarà di questo fatto desiosa.

RID.

Godo ancor io del vostro ben venturo;

Ma pria pensar dovreste alla germana;

Anch'ella è in stato nubile, maturo.

RIG.

Ci avrei pensato; ma è cotanto strana,

Che albero non ritrova che l'appicchi,

E si cambia d'umore ogni semmana.

E poi sapete come noi siam ricchi!

Per maritarsi com'ella vorria,

Ci vuol altro che dir chicchi bichicchi,

Ci vogliono de' giuli; e in casa mia

Colla cena contrasta il desinare:

Converrà ch'ella soffra, e che ci stia.

RID.

Fatemi grazia. Intesi dir, mi pare,

Che certa dote le lasciò uno zio,

Per quando si volesse accompagnare.

RIG.

Chi vi ha detto tal cosa?

RID.

La sepp'io

Dal notaro, che ha fatto il testamento.

RIG.

(Maladetto notar nemico mio!) (da sé)

Ella non è per or di sentimento

Di voler maritarsi.

RID.

Ed io sospetto

Sia vicino di lei l'accasamento.

RIG.

Qualche briccon, qualche birbante aspetto

Se le metta d'intorno; se lo scopro,

Voglio farlo pentir, ve lo prometto.

Sono degli anni che l'ingegno adopro,

Perché la suora mia da me non vada,

E con ragion l'intenzione scopro.

Ora se ciò per mio malanno accada,

Se la seduce tristamente alcuno,

Di rovinarlo troverò la strada.

Voi, Ridolfo, potreste più d'ognuno

Scoprir la verità di questo fatto.

RID.

Io l'avrei da saper più di nessuno.

Fidatevi di me, che ad ogni patto

Tutto vi narrerò quel che succede

(Dopo che il matrimonio sarà fatto). (da sé)

RIG.

Mancherebbemi ancor questa mercede:

Che mi portasse via la mia germana

Quel di cui fu lasciata unica erede.

Ma se correr anch'essa alla quintana

Nella giostra d'amor volesse un giorno,

Interromper la lizza è cosa vana.

Quando una donna s'è ficcato intorno

Il desio d'una cosa, nol dismette,

Se tu la cacci a roventare in forno.

In ogni caso, se il destin permette

Che Giuseppina sposa mia divenga,

Uno stato miglior mi si promette.

Oltre l'amor, vuol che a costei m'attenga

L'interesse medesmo, e ch'usi ogn'arte,

Perché l'assenso dal suo cor si ottenga.

Le scolare e i scolari in varia parte

Andranno poscia a esercitare il ballo,

Ed i' avrò del danar la maggior parte.

Restand'io qui qual general nel vallo,

Mando al foraggio i miei commilitoni

A spogliare l'Ispano, il Prusso, o il Gallo;

Ché oggi l'Italia e l'estere nazioni

Pagano le ballate a peso d'oro,

E han fortuna perfino i bertuccioni.

 

 

 


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