Carlo Goldoni
La scuola di ballo

ATTO QUINTO

SCENA ULTIMA   Rigadon e detti.

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SCENA ULTIMA

 

Rigadon e detti.

 

RIG.

Fatte si sono delle gran parole:

Questo processo è terminato ancora?

NOT.

Venga il signor maestro, e si console:

Si son fatte gran cose in men d'un'ora.

RIG.

Quel che ne risultò si può sapere?

NOT.

Con buona grazia, lo saprete or ora. (via)

RIG.

Qual debb'essere il fin, mi par vedere.

I cento scudi rimarran per lui,

E noi potremo grattarci il sedere. (a Ridolfoi)

Pazzo davvero a consegnarli io fui.

Venite qua, signora impertinente: (a Felicita)

Ballate un poco in faccia di costui. (vuol sonare)

FELIC.

Signor maestro, serva riverente.

RIG.

Dove andate?

FELIC.

A Pistoia.

RIG.

Ed a che fare?

FELIC.

A recitar delle commedie a mente.

So che buona non sono per ballare:

Farò la commediante, e il mio maestro

Sulle mie spalle non potrà mangiare. (via)

FABR.

Voi siete un uomo valoroso e destro;

Ma usar la frode nei contratti suoi

Qualche fiata merita un capestro. (via)

RIG.

Che il diavol se li porti, e se l'ingoi:

Poco ho perduto a perdere la nescia:

Alzatevi, Rosalba, tocca a voi. (col violino tocca)

ROSAL.

S'ella è andata a Pistoia, ed io vo a Pescia.

RIG.

Come sarebbe a dir?

ROSAL.

Con Filippino

Testé ci siamo coniugati in prescia.

RIG.

A me un tale sopruso? Oh me meschino!

FILIP.

Noi andiamo a cercar nostra ventura.

ROSAL.

E al maestro facciamo un bell'inchino. (via con Filippino)

RIG.

A che serve, a che val la mia scrittura?

Se la fanno vedere al tribunale,

Per collusion si revoca a drittura.

Vi è quest'altra ragazza: manco male. (accennando Rosina)

Rosina, fondo in voi la mia speranza;

Della vostra bontà fo capitale:

Su via, venite a principiar la danza. (tocca il violino)

ROS.

Risparmïate meco la fatica:

Ho del tempo a ballar, che me ne avanza.

Giust'è che a voi la verità si dica:

Vado col mio Carlino in Alemagna;

Io vi saluto, e il ciel vi benedica. (via)

CARL.

Compatite, signor, se la lasagna

Vi è cascata di bocca. Chi vuol troppo,

Essere scorbacchiato si guadagna. (via)

RIG.

Vattene a satanasso di galoppo;

Ballar ti faccia al suon delle catene

Una giga infernal col diavol zoppo.

Ma dagl'ingrati che sperar conviene?

Basta non mi abbandoni Giuseppina,

Ch'è meco obbediente, e mi vuol bene.

Via, venite a ballar, la mia regina. (suona)

CON.

Questa, che di virtude ha il core adorno,

A uno stato migliore il ciel destina.

GIUS.

Lo star qui vosco reputai mio scorno:

Mosso il Conte a pietà de' casi miei,

Diemmi il core e la destra in sì bel giorno.

Non poteano soffrire i giusti dei

Di un scostumato precettore ingordo

Le massime scorrette e i pensier rei.

Lasciovi nel partir questo ricordo:

Se bramate del ben, fate del bene,

Ché l'inferno ed il ciel non van d'accordo. (via)

CON.

Un'altra cosa aggiunger mi conviene:

Lamentarvi di ciò non siate ardito

Ché pagherete dell'ardir le pene. (via)

RIG.

Resto nell'interesse e in cor ferito,

E non ho da parlar? che dite voi?

Parvi che sia ridotto a mal partito? (a Madama)

Un balletto formar possiam fra noi.

MAD.

Con Ridolfo la danza a far mi appresto;

Egli la suona cogli affetti suoi.

L'anno della Befana è giunto presto:

Questi è il consorte mio, se nol sapete;

Io vi saluto, ed ei vi dica il resto. (via)

RID.

Il resto che ho da dir, lo prevedete:

Preparate la dote alla germana,

Altrimenti per forza la darete. (via)

RIG.

Oh caso inaspettato! oh sorte strana!

Mi abbandonano tutti. Or da me solo

Suonar posso e cantar la chiarenzana.

Fortuna non si speri aver con dolo;

Chi semina fra i sterpi, il prun ricoglie.

Non produce cornacchia l'uscignolo.

Chi cerca d'arricchir coll'altrui spoglie,

Rimane al fin del ballo scorbacchiato:

Come fa il ballerin fra queste soglie.

O voi che avete l'animo inclinato

Al sentier di virtù, ch'è di voi degno,

Ridete del Maestro corbellato;

E date a noi d'aggradimento un segno.

 

Fine della Commedia

 

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