Carlo Goldoni
La scuola moderna

ATTO SECONDO

SCENA OTTAVA

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SCENA OTTAVA

 

Doralba ed Ergasto

 

ERG.

Doralba, e pur comprendo

L'affanno di Rosmira: all'abborrito

Imeneo di Belfior voi la sforzate.

Ah, perché la negate

A me che sì l'adoro? Ah sospendete...

Eccomi al vostro piede.

DOR.

Oh Dio, sorgete.

(Intenerir mi sento).

ERG.

Sospendete, o signora,

Per qualche tempo almen questi sponsali.

Questa grazia dimando.

DOR.

(Ei mi ricerca

Rosmira in guisa tal, che più non posso

A lui negarla). Io sentirò Belfiore;

S'egli sarà contento

Di cedervi Rosmira, allora (oh Dio!

Dirlo non so) sarò contenta anch'io.

ERG.

Qual ricompensa mai...

DOR.

Potevi del mio core...

Basta... nol so... sempre fu cieco amore.

ERG.

Ma, Doralba, perdona;

Par che dagli occhi scenda

A te furtivo il pianto.

Che t'affligge? che fia?

DOR.

Nol so, ma sento

Un'incognita forza

Che a lagrimar m'astringe. Io non vorrei,

In vece di dolore,

Che fosse il pianto mio pianto d'amore.

 

Se lagrimar mi vedi,

Pianto sarà d'amore;

Non viene dal dolore,

Ma rende a me piacer.

Celar mi sia permesso

Quel che nascondo in seno.

(Ei m'intendesse almeno,

Che allor gradir mia fiamma

Sarebbe il mio piacer). (parte)

 

 

 


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