Carlo Goldoni
Le smanie per la villeggiatura

ATTO PRIMO

Scena Nona. Filippo e Guglielmo

Precedente

Successivo

Link alle concordanze:  Normali In evidenza

I link alle concordanze si evidenziano comunque al passaggio

Scena Nona. Filippo e Guglielmo

 

Camera in casa di Filippo.

 

FILIPPO: Oh, signor Guglielmo, che grazie, che finezze son queste?

GUGLIELMO: Il mio debito, signor Filippo; il mio debito, e niente più. So che oggi ella va in campagna, e sono venuto ad augurarle buon viaggio e buona villeggiatura.

FILIPPO: Caro amico, sono obbligato all'amor vostro, alla vostra attenzione; oggi finalmente si anderà in campagna. In quanto a me ci sarei che sarebbe un mese, e ai miei tempi, quando era giovane, si anticipavano le villeggiature, e si anticipava il ritorno. Fatto il vino, si ritornava in città; ma allora si andava per fare il vino, ora si va per divertimento, e si sta in campagna col freddo, e si vedono seccar le foglie sugli alberi.

GUGLIELMO: Ma non siete voi il padrone? Perché non andate quando vi pare, e non tornate quando vi comoda?

FILIPPO: Sì, dite bene, lo potrei fare; ma sono stato sempre di buon umore; mi ha sempre piacciuto la compagnia, e nell'età in cui sono, mi piace vivere, mi piace ancora godere un poco di mondo. Se dico d'andar in villa il settembre, non c'è un can che mi seguiti, nessuno vuol venire con me a sagrificarsi. Anche mia figlia alza il grugno, e non ho altri al mondo che la mia Giacinta, e desidero soddisfarla. Si va, quando vanno gli altri, ed io mi lascio regolar dagli altri.

GUGLIELMO: Veramente quello che si fa dalla maggior parte, si dee credere, che sia sempre il meglio.

FILIPPO: Non sempre, non sempre, ci sarebbe molto che dire. Voi dove fate quest'anno la vostra villeggiatura?

GUGLIELMO: Non so; non ho ancora fissato. (Ah! se potessi andare con lui; se potessi villeggiare coll'amabile sua figliuola!)

FILIPPO: Vostro padre era solito villeggiare sulle colline di Pisa.

GUGLIELMO: È verissimo. Colà sono situati i nostri poderi, e vi è un'abitazione passabile. Ma io son solo, e dirò, come dite voi: star solo in campagna è un morir di malinconia.

FILIPPO: Volete venir con noi?

GUGLIELMO: Oh! signor Filippo, io non ho alcun merito, né oserei di dare a voi quest'incomodo.

FILIPPO: Io non son uomo di ceremonie. Posso adattarmi allo stile moderno in tutt'altro, fuor che nell'uso de' complimenti. Se volete venire, vi esibisco un buon letto, una mediocre tavola, ed un cuore sempre aperto agli amici, e sempre eguale con tutti.

GUGLIELMO: Non so che dire. Siete così obbligante, ch'io non posso ricusare le grazie vostre.

FILIPPO: Così va fatto. Venite, e stateci fin che vi pare; non pregiudicate i vostri interessi, e stateci fin che vi pare.

GUGLIELMO: A che ora destinate voi di partire?

FILIPPO: Non lo so; intendetevi col signor Leonardo.

GUGLIELMO: Viene con voi il signor Leonardo?

FILIPPO: Sì, certo, abbiamo destinato d'andare insieme con lui e con sua sorella. Le nostre case di villa sono vicine, siamo amici, e anderemo insieme.

GUGLIELMO: (Questa compagnia mi dispiace. Ma né anche per ciò voglio perdere l'occasione favorevole di essere in compagnia di Giacinta).

FILIPPO: Ci avete delle difficoltà?

GUGLIELMO: Non, signore. Pensava ora, se dovea prendere un calesso, o, essendo solo, un cavallo da sella.

FILIPPO: Facciamo così. Noi siamo in tre, ed abbiamo un legno da quattro, venite dunque con noi.

GUGLIELMO: Chi è il quarto, se è lecito?

FILIPPO: Una mia cognata vedova, che viene con noi per custodia di mia figliuola; non già ch'ella abbia bisogno di essere custodita, ché ha giudizio da sé, ma per il mondo, non avendo madre, è necessario che vi sia una donna attempata.

GUGLIELMO: Va benissimo. (Procurerò ben io di cattivarmi l'animo della vecchia).

FILIPPO: E così? Vi comoda di venir con noi?

GUGLIELMO: Anzi è la maggiore finezza che io possa ricevere.

FILIPPO: Andate dunque dal signor Leonardo, e ditegli che non s'impegni con altri per il posto, che è destinato per voi.

GUGLIELMO: Non potreste farmi voi il piacere di mandar qualcheduno?

FILIPPO: I miei servitori sono tutti occupati. Scusatemi, non mi pare di darvigrande incomodo.

GUGLIELMO: Non dico diversamente. Aveva un certo picciolo affare. Basta non occorr'altro. Anderò io ad avvisarlo. (Dica Leonardo quel che sa dire, prenda la cosa come gli pare, ci penso poco, e non ho soggezione di lui). Signor Filippo, a buon rivederci.

FILIPPO: Non vi fate aspettare.

GUGLIELMO: Sarò sollecito. Ho degli stimoli, che mi faranno sollecitare. (Parte.)

 


Precedente

Successivo

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (VA1) - Some rights reserved by Èulogos SpA - 1996-2009. Content in this page is licensed under a Creative Commons License